Germania polemica sulle classifiche delle universita

L’Associazione di Sociologia tedesca ha deciso di rifiutare il sistema di valutazione del Center of the Development of Higher Education (CHE) e le classifiche delle università e degli istituti di ricerca. La protesta ha ricevuto il sostegno della maggior parte dei dipartimenti di sociologia della Germania e anche di numerosi studiosi di altre discipline: storici, studiosi di letteratura inglese, pedagogisti e politologi.

In particolare a schierarsi pubblicamente contro il sistema del CHE sono stati i tre docenti Klaus Dörre, Stephan Lessenich e Ingo Singe della Friedrich Schiller University di Jena, con un articolo in cui spiegano che con lo strapotere delle classifiche l’università è stata trasformata in un’impresa privata, con la distribuzione delle risorse finanziarie secondo criteri tipici del capitalismo.

Vale a dire che gli obiettivi prefissati e le performance finali determinano o meno la conquista di finanziamenti pubblici da parte di un progetto: fattori ovviamente necessari alla buona riuscita di uno studio accademico, ma che gestiti in tal senso rischiano di condizionarlo negativamente. I tre docenti dell’Università di Jena sottolineano infatti che la didattica e la ricerca accademica stanno riducendo la loro qualità poiché sono sottoposte a ritmi e finalità di lavoro troppo stressanti che impediscono il naturale corso dello studio e lo sviliscono per mezzo dei ranking di valutazione.

La German Sociological Association (GSA) ha deciso di boicottare il sistema CHE 2013 dopo aver preso visione della classifica relativa all’anno 2011/2012 in cui l’istituto risulta tra l’altro ai primi posti. La GSA ringrazia infatti per l’ottima valutazione ricevuta, ma si dice scettica sui metodi con cui la classifica è stata stilata, ritenendo che molti degli altri istituti e università siano stati valutati su dati incompleti e soprattutto che l’errore del sistema di valutazione sia di principio. In altre parole, secondo la GSA  la logica competitiva applicata al mondo accademico, poiché è ad esso totalmente estranea, perde di vista quello che dovrebbe essere il suo obiettivo principale, cioè la qualità del lavoro didattico.

Parallelamente anche in Italia il sistema di Valutazione della Qualità della Ricerca è stato fortemente criticato, soprattutto dopo l’annuncio che alcuni atenei avrebbero rischiato la chiusura o l’accorpamento a causa delle scarse performace, e l’introduzione di un ulteriore sistema, quello di Autovalutazione, Valutazione e Accreditamento – che minaccia tagli sostanziali all’offerta formativa universitaria – non fa ben sperare per il futuro e fa pensare che il processo di svalutazione dell’università italiana non si sia arrestato e che al contrario avanzi pericolosamente.