Studentesse

La riforma dell’università penalizza gli atenei con il maggior numero di studenti fuori corso riducendo i fondi a loro disposizione. E c’è chi, come l’Università di Palermo reagisce lanciando ultimatum ai giovani e intimandogli di laurearsi entro marzo 2014. Ma la soluzione ribattezzata dei fuori corso “a scadenza” non è l’unica messa in campo dalle nostre università.

Genova ad esempio ha preferito un metodo basato sull’affiancamento negli studi e sul sostegno agli studenti in ritardo attraverso corsi di recupero gratuiti. Una soluzione, c’è da attendersi, che contrariamente a quella praticata a Palermo troverà il favore di molti “universitari ritardatari”, che spesso restano indietro con gli esami perché costretti a lavorare per mantenersi agli studi.

Dall’ateneo del capoluogo ligure spiegano che l’iniziativa, che sarà operativa il prossimo settembre, serve agli studenti ma anche all’ateneo. Il nuovo sistema di tutoring per gli studenti in difficoltà, spiega il professor Pierluigi Chiassoni, delegato del rettore ai rapporti con gli studenti, “può migliorare la performance dell’ateneo”.

Ma chi sono i tutor che consentiranno ai fuori corso di recuperare il ritardo, con soddisfazione loro e dell’intera università? L’arduo compito sarà affidato agli studenti più bravi nelle diverse discipline, quelli cioè che agli esami hanno mostrato di aver acquisito padronanza della materia a tal punto da poterla insegnare.

Gli allievi tutor avranno anche il compito di “scovare” i colleghi fuori corso, spesso lontani dalle attività dell’ateneo, per poi proporgli un affiancamento negli studi che comincia condividendo il metodo di studio prima che il merito delle materie da studiare. L’Università di Genova conta di retribuire questa prestazione attraverso le cosiddette “150 ore“, finora utilizzate per impiegare gli studenti in biblioteca o in altri servizi agli studenti.

Le 150 ore di tutoraggio ai fuori corso costeranno dunque 1.500 euro. Che l’ateneo ora sta cercando di reperire tra le risorse a disposizione. Un costo a carico delle casse dell’università che però se ben gestito può rivelarsi un investimento utile per gli studenti e per l’università, che con meno allievi in ritardo con gli esami potrà ottenere una quota maggiore del fondo di finanziamento universitario.