Orto botanico di Genova, piante rubate

Sette piante rare e preziose: questo il bottino trafugato nel week-end di Ferragosto dall’orto botanico universitario di Genova, in corso Dogali. Dopo il furto di migliaia di api nere dalle arnie dell’università scozzese di Dundee, un altro latrocinio sui generis colpisce questa volta un ateneo nostrano: dal giardino in questione, parte integrante del polo botanico Hanbury dell’ateneo di Genova, sono state rubate diverse piante ultracentenarie che provenivano dall’America e dall’Africa, secondo alcuni “preziose quanto rari dipinti”.

Il bizzarro furto pare essere avvenuto nel corso dello scorso fine settimana, quando i ladri si sarebbero introdotti negli spazi dell’orto botanico, prelevando alcune piante secolari e in via di estinzione. Alcune delle piante si trovavano all’aperto, altre all’interno di alcune serre: i malviventi hanno puntato dritto ai preziosi esemplari rompendo i grandi vasi in cui erano contenuti per trafugarli. Una chiarezza d’intenti che lascia pensare ad un furto su commissione. La polizia è ora sulle tracce dei ladri e del loro prezioso (quanto appariscente) bottino.

Sette gli arbusti sottratti all’ateneo, un paio di Dioon e cinque Encephalartos. Nel primo caso si tratta di piante originarie dell’America Centrale, con foglie pinnate e fusto cilindrico; le seconde invece sono originarie dell’Africa e caratterizzate dalle foglie allungate  che misurano dai 60 cm ai 6 metri e sono di colore blu-grigio, verde brillante o verde scuro. In entrambi i casi si tratta di piante tra le più antiche e rare presenti nel giardino, forse acquisite nella seconda metà dell’Ottocento, periodo di massimo sviluppo del centro.

L’orto botanico genovese, infatti, si estende in centro storico su una superficie di circa un ettaro, disposta su sei differenti livelli collegati fra loro da scale e rampe. Al suo interno si trovano anche sette serre, costruite in epoche differenti su tre diversi livelli, per una estensione di circa 1000 metri quadrati. Uno spazio a disposizione, insieme alle sue preziose specie vegetali, dei cittadini e del polo di botanica dell’Università per le attività di ricerca.