Gelmini università telematica

Gelmini università telematica

“Ci sono criticità molto rilevanti”. È con queste parole che il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini passa al setaccio la realtà delle università telematiche, i cui regolamenti sono stati istituiti dalla Finanziaria 2003 e mai varati.

Il ministro Gelmini vuole chiudere in breve tempo questa partita: “A un primo esame della situazione sulla base di dati già disponibili – spiega Gelmini – non posso fare a meno di rilevare alcune criticità molto rilevanti. Mi attendo spiegazioni dettagliate e proposte di soluzione, per evitare che degenerino in una vera e propria patologia generalizzata”.

Pur essendo infatti gli atenei telematici, a detta dello stesso ministro, “una risorsa particolarmente utile per gli studenti lavoratori o fuori sede” è necessaria in ogni modo una garanzia di “formazione di qualità”.

Il rischio infatti per Gelmini è che la scelta di un’università telematica appaia come una “facile scorciatoia”. Dati alla mano infatti ci sono, per Gelmini, diverse incongruenze:

In tre anni accademici il numero degli iscritti alle università telematiche è aumentato del 900% e ad aumentare sono soprattutto gli studenti degli anni successivi al primo.

Perchè? Una delle strade per ottenere crediti negli atenei telematici è quella di avvalersi delle convenzioni tra università e ordini professionali, enti e organizzazioni sindacali che permettono agli iscritti di evitare un certo numero di esami secondo la logica di «Laureare l’esperienza».

Opportunità prevista nel dm 509/99 sull’autonomia didattica degli atenei della quale si avvalgono il 56,7%, degli studenti di atenei telematici e che di fatto attesta conoscenze e abilità professionali certificate.

Un altro elemento di criticità, evidenziato dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnsvu) è quello che gli 11 atenei italiani sono senza specializzazione. Così come i docenti, non di ruolo e senza curriculum.