gelmini tremonti riforma università

gelmini tremonti riforma università

Risorse in cambio di riforme, questa la politica del Governo comunicata ieri all’unisono dai ministri Gelmini e Tremonti nella conferenza stampa congiunta a palazzo Chigi in materia di riforma e università. Un discorso a due voci quello del ministro dell’Istruzione e del ministro dell’Economia, che ha messo al centro una serie di rassicurazioni sulle sorti del sistema universitario italiano nel prossimo futuro. Rassicurazioni per altro un po’ “stonate” rispetto alla tensione di questi giorni negli atenei italiani, dovuta all’intensificarsi della protesta dei ricercatori proprio in corrispondenza dell’apertura dell’anno accademico.

Blocco della didattica. Rispetto ai ricercatori indisponibili a svolgere le attività didattiche la ministra ha lanciato un appello ai ricercatori affinché non conducano le loro battaglie “a scapito degli studenti e del diritto allo studio”, anche perché ha detto: “l’interruzione della didattica non si capisce cosa sia, crea notevoli disagi agli atenei e fa perdere molto tempo agli studenti”.

Casse in rosso. Allo stesso rettore Frati, che ha annunciato il commissariamento nel caso in cui i tagli del governo non fossero risanati in qualche modo, la ministra ha voluto rispondere “invito il rettore ad utilizzare le risorse nel migliore dei modi, e do la disponibilità, che credo non sia mai mancata, come ministero per collaborare per quanto di nostra competenza”.

Razionalizzazione dell’offerta. Con l’apertura dell’anno accademico ci saranno importanti novità, ha spiegato Gelmini. Criteri più rigorosi per l’attivazione dei corsi di laurea (non ci saranno più corsi a bassa docenza, o con un importo di crediti formativi inferiore ai 5-6 cfu) ed eliminazione di corsi di laurea inutili e in sedi non qualificate o distaccate. Questo, ha spiegato la ministra, “ci ha consentito, in collaborazione con il CUN, di ridurre il totale dei corsi di laurea del 20 per cento, vale a dire da 6mila a 4800″. A questo si aggiunge la possibilità degli atenei di fondersi o creare federazioni.

Altre novità. Con l’approvazione del piano di programmazione triennale 2010-2012, ha spiegato Gelmini, “saranno valorizzate le lauree a carattere scientifico e tecnologico, più richieste dal mercato del lavoro”, ci sarà poi la distribuzione del 10 per cento delle risorse totali per merito e non a pioggia, l’istituzione dell’anagrafe delle pubblicazioni scientifiche, la “riqualificazione” delle scuole di dottorato che consisterà nella eliminazione di quelle con pochi iscritti e nella valorizzazione dei dottorati “nei settori di interesse per il sistema produttivo”. E poi l’istituzione dell’anagrafe dei laureati per il placement, e più internazionalizzazione e mobilità (ma non si è detto attraverso quali strumenti).

Eliminazione dei “ricercatori a vita”. Gelmini ha voluto ribadire come l’eliminazione dei ricercatori a vita sia in realtà una “riqualificazione” del ruolo dei ricercatori. La possibilità di avere un contratto di tre anni rinnovabile per una sola volta all’interno dell’università, ha detto la ministra, rende possibile poi la carriera da docente ai ricercatori, quindi li valorizza.

Risorse. “Entro un mese o due, con il decreto di fine anno, capiremo quanto è necessario stanziare per il sistema universitario – ha spiegato poi il ministro Tremonti, intervenuto sullo spinoso tema dei finanziamenti – la dotazione finanziaria ci sarà, sarà una ri-dotazione, seguirà le voci definite dalla Gelmini ma dovrà procedere necessariamente in parallelo con l’approvazione della riforma”. Come a dire: non c’è riforma senza risorse, ma vale anche il contrario.