Mariastella Gelmini

Più autonomia agli atenei e responsabilità nella gestione. E in più superare progressivamente il tetto alle rette universitarie. Il Rapporto 2011 dell’Ocse, presentato ieri a Milano, analizza lo stato delle università italiane giudicandole ancora inefficienti e propone il decentramento decisionale come garanzia di responsabilizzazione.

Un’opera di risanamento che coinvolge anche gli studenti “ben informati”, attribuendo le risorse in base alla loro scelta dei corsi universitari e introducendo in questo modo meccanismi di competitività.

L’Ocse indica anche la strada dell’aumento delle rette, con una quota maggiore a carico degli studenti, come un modo per aumentare gli introiti delle università. E sottolinea come i meccanismi di limitazione all’accesso siano da potenziare, perché la loro assenza ritarda il corso degli studi e fa aumentare il numero di abbandoni.

Poi c’è il capitolo del valore legale del titolo di studio, che dovrebbe cedere il passo alla effettiva “valutazione del rendimento”, e quello della ricerca, per potenziare la quale l’Ocse auspica un contributo maggiore dei finanziatori privati.

Alle osservazioni del Rapporto Ocse ha replicato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che non ha mai fatto mistero di vedere con favore l’ingresso dei privati nell’università. Il ministro, infatti, ha dichiarato di condividere molte delle indicazioni dell’Ocse ma non quella relativa alla necessità di aumentare le rette. Per Gelmini “i giovani non devono pagare gli sperperi di alcuni atenei“, anche perché – rivendica – il governo ha tagliato i costi e razionalizzato le spese delle università introducendo la possibilità di commissariare quelle in dissesto.