Mariastella Gelmini

“Elimineremo corsi e università inutili come Scienze del cane e del gatto”, con queste parole il ministro dell’Università Mariastella Gelmini interveniva alcuni mesi fa parlando dei punti cardine della riforma del sistema universitario. A distanza di tempo la titolare del dicastero dell’università torna a parlare di lauree inutili, stavolta però dagli spalti della trasmissione di Giovanni Floris “Ballarò”, in onda su Rai Tre.

Nel consigliare ai giovani il percorso più orientato al mondo del lavoro, il ministro si è focalizzato nuovamente sulla scarsa incidenza, se non inutilità, dei corsi in Scienze della comunicazione, che si sarebbero rivelati deludenti rispetto alle aspettative per quanto riguarda il placement nel mercato del lavoro.

Le facoltà di Scienze della comunicazione, secondo la Gelmini, si occuperebbero infatti soltanto di “amenità varie” e non aiuterebbero i giovani a trovare un posto di lavoro dopo la laurea, consigliando vivamente agli studenti di iscriversi a corsi di laurea in discipline scientifiche piuttosto che umanistiche. Facoltà scientifiche che però, come ha fatto notare un ragazzo intervenuto nel dibattito, erano in prima fila nelle proteste contro l’approvazione della riforma per i pesanti tagli subiti.

Già dalle poltrone di Bruno Vespa, a “Porta a porta”, il ministro aveva esortato: “Abbiamo bisogno di ingegneri, abbiamo bisogno di tecnici importanti. Una sola preghiera: non vi iscrivete a Scienze della comunicazione. Non fate questo tragico errore“. “Consigli” che soprattutto i diretti interessati, ma anche molti docenti, non hanno gradito. Certo, a giudicare dalle reazioni che si registrano on line molti studenti auspicano una revisione dei programmi didattici, che necessitano di un orientamento più forte non solo al mondo della ricerca ma anche a quello del lavoro, però – spiegano – lanciare una pubblica accusa alla disciplina sulla comunicazione nell’era dell’economia dell’informazione e della conoscenza, suona effettivamente un po’ malinconico.