Williams College in cima alla classifica Forbes

È stata pubblicata pochi giorni fa dalla rivista Forbes la classifica 2011 dei migliori college degli States. Difficile aspettarsi qualcosa di diverso da quello che tutti i ranking mondiali ribadiscono ad ogni pié sospinto: i “superbrand” americani di Yale, Harvard, Stanford, Berkeley sono saldamente in cima a tutte le classifiche internazionali (insieme a Cambridge e Oxford). Ma non secondo Forbes.

La rivista infatti esclude dai parametri il fattore “reputazione” e mette in fila i 650 college americani in modo originale. Per il secondo anno consecutivo troviamo al primo posto il Williams College del Massachusetts, un piccolo ateneo con poco più di 2.000 studenti. Il secondo posto è invece in linea con altre classifiche nazionali e consegna la “medaglia d’argento” alla Princeton University del New Jersey. Sul gradino più basso del podio un altro piazzamento inusuale, la United States Military Academy, seguita dall’Amherst College.

Solo al quinto posto incontriamo Stanford, mentre Harvard, regina del mondo accademico d’Oltreoceano, si piazza sesta. Al settimo un altro piccolissimo ateneo, ovvero l’Haverford College, con poco più di 1.000 studenti. Ottava posizione per l’Università di Chicago, mentre si piazza solo al nono posto il colosso del Massachusetts Institute of Technology. A chiudere la top ten un altro college militare, la United States Air Force Academy. Solo 14esima Yale, Berkeley addirittura in 70esima posizione.

La presenza nella parte alta della classifica di ben due istituti militari è dovuta al fatto che tra i fattori determinanti incontriamo quello del debito di studio contratto dagli studenti (nullo in questo tipo di atenei) comparato agli stipendi dei laureati. Oltre a costi e debiti, la classifica Forbes valuta anche il calibro dei professori, il giudizio da parte degli studenti e le loro opportunità di carriera.

Parametri che, secondo qualche osservatore, non fanno altro che riportare al problema della reputazione: professori con un curriculum prestigioso saranno inevitabilmente attratti dagli atenei più rinomati, fama che conta anche per chi assume i giovani laureati. Il fattore reputazione, insomma, cacciato dalla porta potrebbe rientrare facilmente dalla finestra. Ma come si spiega allora una top ten tanto rivoluzionata rispetto agli altri ranking statunitensi?

Altri si chiedono: se Forbes ritiene non affidabile o fuorviante il fattore “reputazione” perché nel suo ranking si trovano ad avere un bel peso i giudizi degli alunni sui loro docenti? Giudizi, peraltro, lasciati in anonimato su un sito internet: ratemyprofessor.com. Non certo il massimo dell’affidabilità. Ed infine, qualcuno chiede sibillino, è forse un caso che Princeton University, dove si laureò il fondatore di Forbes, sia al secondo posto? Oppure che la Rice University frequentata dal direttore Noer si piazzi in 28esima posizione (su 650) scavalacando fior fior di istituti accademici?