Fondo di finanziamento ordinario 2013 incognita quota premiale

Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) per le università, arriva il via libera della Corte dei conti al decreto ministeriale sulla programmazione universitaria 2013-2015. Le risorse a disposizione di ciascun ateneo non si conoscono ancora, perché dipenderanno anche dalla quota premiale legata alla valutazione di didattica e ricerca di ogni singola università da parte dell’ANVUR. E non è ancora chiaro se le somme per le azioni di miglioramento previste dal decreto ci siano davvero.

Ammonta a circa 818 milioni di euro la quota premiale dell’Ffo 2013, per due terzi da distribuire in base alla qualità della ricerca e per un terzo in base a quella della didattica. A pesare sull’assegnazione delle risorse sarà anche la valutazione del “costo standard per studente regolare” (vale a dire, in corso), introdotta dall’articolo 5, “Programmazione Finanziaria 2013-2015”, del decreto ministeriale firmato da Maria Chiara Carrozza. Una novità che non piace alle associazioni studentesche. In proposito Alberto Campailla, portavoce di Link – Coordinamento Universitario, ha commentato: “I finanziamenti saranno assegnati in base al numero di studenti in corso presenti negli atenei, incentivando gli atenei ad espellere dai percorsi di studi gli studenti fuori corso”.

La quota premiale rappresenta una fetta importante del Fondo di finanziamento ordinario 2013 (quasi il 14 per cento), mentre la parte rimanente (pari a circa l’86 per cento) sarà assegnata in base ai criteri di sempre e al piano di reclutamento straordinario dei professori associati. Per impedire l’eccessivo e repentino impoverimento delle università, comunque, è stata introdotta una clausola “di garanzia”, grazie alla quale per il 2013 nessun ateneo verrà sottoposto a un taglio di più di 5 punti percentuali rispetto alle somme ricevute con il Fondo di finanziamento ordinario dell’anno precedente. La stessa logica dovrebbe essere seguita anche nel 2014, anno in cui si prevede – benché sia presto per dirlo con certezza – un aumento della quota premiale.

Intanto, già montano le proteste legate al decreto sulla programmazione triennale dell’Università 2013-2015, la cui bozza iniziale si deve al ministro Profumo del governo Monti e la cui discussione aveva preso il via nel Dicembre 2012, con la consultazione del CNSU prima e di CUN e CRUI poi. Quanti si aspettavano modifiche da parte del ministro Carrozza, infatti, sono rimasti delusi. Oltre al già citato articolo 5, a destare perplessità sono il divieto di creare di nuovi atenei statali, a fronte dell’assenza di un limite analogo per quelli privati, e il fatto che il MIUR – come ha spiegato Campailla – abbia “programmato azioni di miglioramento dei servizi agli studenti senza prevedere forme di diritto allo studio interno agli atenei e senza dotare gli atenei delle adeguate risorse finanziarie”.