crui

Lo schema di decreto predisposto dal Miur per stabilire i criteri utili a redistribuire il Fondo di finanziamento ordinario 2011 ha riacceso la preoccupazione del mondo accademico sul fortissimo ridimensionamento delle risorse. Tra gli allarmi più forti e accorati c’è quello della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, che già due mesi fa aveva lanciato un appello al presidente della Repubblica affinché intervenisse per chiedere al governo di aumentare la quota destinata agli atenei.

Questa volta i “magnifici” italiani hanno condiviso un documento tecnico in cui elencano tutti i punti deboli del provvedimento uscito dagli uffici del ministero guidato da Mariastella Gelmini. La prima preoccupazione riguarda il fatto che a ulteriori tagli non potrà che seguire un aumento della contribuzione a carico degli studenti e delle loro famiglie.

Tra i dettagliati punti messi nero su bianco dai rettori è inserita la questione del fondo straordinario per incentivare le assunzioni dei ricercatori, che avviene tramite concorsi di associazione, affinché venga esteso a tutti gli atenei. Il decreto prevede attualmente che tale fondo sia destinato ai ricercatori che fanno parte di atenei che per le retribuzioni non utilizzano più del 90 per cento del fondo ordinario.

Altro aspetto dibattuto e approvato all’unanimità dalla Conferenza riguarda poi il ritardo, che grava soprattutto sui nuovi studenti, con cui il Miur ha comunicato e ufficializzato lo schema del decreto, avvenuto soltanto il 15 settembre. Ritardo che ha avuto un notevole impatto sulla programmazione didattica, spiega Marco Mancini, presidente della Crui. Già nel 2010 l’emanazione del decreto per stabilire i criteri di ripartizione dei fondi relativi allo stesso anno era avvenuta a dicembre e le conseguenze sono state pesanti.

Ulteriore elemento di insoddisfazione è quello che riguarda i vantaggi e i premi stipendiali per i professori, i quali vedendosi bloccare gli scatti, considerano gravemente insufficienti i 18 milioni di euro previsti dal decreto per l’incentivazione.