Flop Programma Montalcini per rientro cervelli

Si torna a parlare del Programma Rita Levi Montalcini, l’iniziativa destinata a favorire il rientro dei cervelli in fuga, nata nel 2009 per festeggiare i cento anni della scienziata italiana scomparsa lo scorso 30 Dicembre. A distanza di quattro anni, è il momento di un primo bilancio per il progetto dedicato ai giovani ricercatori italiani emigrati all’estero. Un bilancio non proprio positivo, se si pensa che, mentre il bando del primo anno ha ormai concluso il suo iter, i successivi si sono persi nei meandri del MIUR permettendo il ritorno in patria di soli 29 dei nostri scienziati.

Insomma, il piano per il rientro dei cervelli si è rivelato un autentico flop, anche perché è rimasto da subito vittima delle lungaggini ministeriali. Basti pensare che il bando per il 2010 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo il 28 Febbraio 2012, la commissione di valutazione è stata nominata il 10 Settembre dello stesso anno, il 17 Dicembre scorso si è insediata e il 21 Febbraio di quest’anno ha dichiarato che terminerà i suoi lavori, salvo ritardi, entro sei mesi dall’insediamento. Il concorso del 2011 poi non è mai stato bandito, mentre quello del 2012 è scaduto domenica 3 Marzo, prima ancora che si concluda l’iter di quello di due anni prima.

I cosiddetti “cervelli in fuga” disposti a far rientro in Italia per svolgere in patria, tra mille difficoltà, le loro ricerche hanno ormai capito che il Programma Montalcini rischia di arenarsi. Nel 2009 sono state infatti ben 363 le domande per i 31 posti disponibili, mentre già l’anno seguente sono stati solo in 81 a farsi avanti per 24 posti.

Intanto anche i finanziamenti dal MIUR sono calati da sei a cinque milioni di euro e quelli per il 2011 sono addirittura tornati nelle casse dello Stato. Anche gli anni di contratto da ricercatore offerti ai nostri giovani cervelli per il loro rientro si sono dimezzati, passando da sei a tre a causa della riforma Gelmini del 2010 che vieta il rinnovo dei contratti triennali previsti dal Programma Montalcini.

I vincitori della prima edizione sono ormai vicini alla scadenza del loro contratto, senza sapere ancora se il loro futuro sarà nuovamente all’estero. L’incertezza ha spinto i ricercatori rientrati in Italia a pubblicare una lettera di protesta indirizzata al ministero nella quale si chiedevano quale fosse il senso del Programma Montalcini: “Un contratto proiettato in un cul de sac accademico? Una fellowship di tre anni per giovani ricercatori qualificati che però non saranno più così giovani allo scadere del contratto triennale de potersi rimettere in gioco sul mercato internazionale?”.

Per fugare le loro preoccupazioni, i rappresentati dei vincitori del bando sono stati ricevuti due volte al ministero, dove hanno ricevuto rassicurazioni in merito alla volontà del ministro Profumo di rinnovare i loro contratti in scadenza nel 2014 inserendo le risorse necessarie nel Fondo per il finanziamento ordinario alle università del 2013. Ma resta il nodo dei candidati del bando del 2010, ai quali la commissione di valutazione ha fatto sapere che presto li informerà sullo stato dei lavori, ad un anno dalla presentazione della domanda.