Ricerca

I fondi destinati a grandi progetti di ricerca, la presentazione del Piano nazionale 2011-2013 e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale degli statuti di alcuni enti vigilati dal ministero guidato da Mariastella Gelmini. Il mondo della ricerca italiana si muove e in più dibatte, com’è avvenuto per il caso dell’Iit, messo in discussione dai dati raccolti e presentati da Francesco Sylos Labini.

Anche la Flc-Cgil, il sindacato che riunisce i lavoratori del settore della conoscenza, partecipa alla discussione con un’analisi degli ultimi provvedimenti e la constatazione di quello che definisce “un filo rosso”, vale a dire il ridimensionamento dei finanziamenti a disposizione della ricerca pubblica e un “aumento del controllo politico sugli enti”.

Il sindacato spiega che la redistribuzione tardiva del fondo ordinario per gli enti di ricerca, previsto per lo scorso anno ma partito solo nel 2011, sarebbe servito a esercitare una indebita pressione sulla dirigenza degli enti, in modo da “addolcire” le loro critiche in vista dello stanziamento dei finanziamenti, che quando è arrivato a destinazione si è rivelato ridimensionato del 13 per cento. “L’obiettivo del governo è arrivare, soprattutto per il Cnr, ad annullare qualunque autonomia e parvenza di autogoverno e ad avviare una progressiva riduzione degli stanziamenti” spiega in una nota il sindacato.

La critica si estende anche ai cosiddetti progetti bandiera, scelti e premiati senza un bando pubblico e senza chiarire quali fossero i criteri e gli scopi di ricerca che giustificavano una riduzione del fondo ordinario per dirottare i finanziamenti a questi progetti. Eppure si tratta di finanziamenti di non poco conto: dai 600 milioni di euro per Cosmo-Skymed II-Asi ai 450 milioni per Ritmare-Cnr e ai 250 per la Super B factory-Infn, solo per citare i primi tre per entità.

“In un paese normale” spiegano da Flc-Cgil una decisione del genere sarebbe finanziata con risorse ad hoc, senza ridurre il budget ordinario, e la decisione dei progetti meritevoli sarebbe assunta in tutta trasparenza e con un ampio dibattito. Invece, spiega il sindacato, al di là del merito dei progetti, le decisioni prese sono “discrezionali” e “funzionali a un’operazione di propaganda”. Stanziare a questo scopo 1.780 milioni di euro in gran parte sottratti al fondo ordinario di finanziamento significa peraltro lasciare sguarnite altre linee di ricerca, penalizzando altri studi. “Anche per questa ragione – conclude il sindacato – il 6 maggio con lo sciopero generale daremo al ministro e al governo la sveglia che meritano”.