Camera dei deputati

Dopo una lunga ed estenuante attesa Berlusconi incassa la fiducia dei due rami del Parlamanto, ma dopo il voto favorevole al governo di Palazzo Madama, alla Camera il no alla sfiducia ha prevalso per soli tre voti (314 a 311 con due astenuti) e questa maggioranza risicata non è certo garanzia di governabilità e durata in carica dell’esecutivo. Intanto la piazza, a Roma e non solo, fa sentire la sua voce, con gli studenti mobilitati contro il ddl Gelmini che protestano e cercano di “sfondare” lo sbarramento delle forze dell’ordine che hanno letteralmente isolato i palazzi della politica.

“Il palazzo è blindato in una sorta di Medioevo per garantire l’inviolabilità del corpo sacro del sovrano – ha commentato a caldo Nichi Vendola, leader di Sinistra e libertà -, ma il sovrano non ha la maggioranza”. Mentre i parlamentari del Pdl chiedono le dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della Camera, c’è chi prevede ora un tentativo di allargamento della maggioranza per scongiurare l’instabilità politica e il voto anticipato.

In Senato è attesa la riunione della conferenza dei capigruppo, che dovrebbe programmare l’iter per l’approvazione definitiva del disegno di legge sull’università. Come più volte annunciato dal ministro Gelmini e da altri esponenti del Pdl, con la riconferma della fiducia, seppure con pochi voti a favore della maggioranza, dovrebbe ora riprendere spedito l’esame definitivo del provvedimento in modo da dare l’ok finale entro fine anno.

Uno degli interrogativi che si aprono adesso, però, è se Futuro e libertà, che passa all’opposizione in Parlamento, continuerà a sostenere la riforma dell’università come nelle precedenti votazioni. Anche alla luce del fatto che la protesta degli studenti si fa sempre più decisa. Ai centomila di Roma, dove alcuni contestatori hanno lanciato uova, petardi e altri oggetti, si aggiungono le manifestazioni che da Palermo a Milano chiedono ai Senatori di non votare il disegno di legge.