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La E-skills week 2012 – la settimana delle competenze elettroniche – rivela l’indagine Eurostat sui laureati informatici in Europa, con il dettaglio dei singoli Paesi e delle capacità pratiche di uso del pc distribuite per fascia d’età.

Nella classifica l’Italia risulta essere uno degli Stati Ue più scarsi nella formazione di dottori in scienze informatiche, con una percentuale irrisoria di laureati informatici dell’1,3 per cento nel 2009 rispetto alla media totale europea che raggiunge nello stesso anno il 3,4 per cento e registra in ogni caso una forte contrazione rispetto al 4,0 per cento del 2005. A livello europeo la percentuale di laureati nel nostro Paese è migliore soltanto della performance della Romania, che con lo 0,9 per cento è il fanalino di coda.

Vale a dire che poco più di un italiano su cento si immetterà nel mercato del lavoro europeo con il titolo di informatico e che il Paese stesso ne sarà quasi privo: “Di questo passo – commenta Niccolò Rinaldi, capodelegazione dell’Idv al Parlamento europeo – l’Italia finirà con l’importare giovani informatici dall’India o dal Brasile, relegando i propri giovani alla disoccupazione“.

Quell’1,3 per cento Rinaldi lo ha definito dunque l’ennesimo primato negativo italiano, reso ancor più grave dal ruolo assunto dall’informatica nello sviluppo e nella crescita dei mercati economici in cui il comparto informatico è ormai “un settore cruciale per l’innovazione dell’imprenditoria”. E il rappresentante dell’Italia dei valori attribuisce la responsabilità “ai continui tagli alla scuola e all’università”.

Riguardo l’uso dei computer, poi, l’Eurostat ha preso in considerazione due fasce d’età – la popolazione adulta dai 16 ai 74 anni e quella junior dai 16 ai 24 – individuando quattro categorie di abilità. I dati dimostrano che tra gli adulti europei il 63 per cento compie operazioni elementari, il 43 per cento riesce a usare il foglio di calcolo per le formule aritmetiche di base, il 31 per cento realizza presentazioni elettroniche e il 10 per cento è in grado di scrivere un programma. Prevedibilmente tutte queste percentuali salgono se si guarda alla fascia di popolazione più giovane.

Anche in questo caso però l’Italia si posiziona dietro la media europea: al livello base arriva infatti solo il 54 per cento degli italiani tra i 16 e i 74 anni e l’85 per cento dei giovani tra i 16 e i 24 – rispetto all’89 per cento europeo. Il record positivo Ue è della Finlandia, dove 37 giovani su 100 hanno la capacità di scrivere autonomamente un programma.