Tribunale di Bari

È stata fissata per il 6 maggio, data in cui saranno sentiti i testimoni, la prossima udienza del processo per la presunta compravendita di esami all’Università di Bari. Il 12 gennaio, davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale del capoluogo pugliese, si sono costituite le parti – l’ateneo si è costituito parte civile – e sono state discusse le questioni preliminari.

Ribattezzato “esamopoli“, il processo vede imputate 32 persone accusate a vario titolo di corruzione, concussione, associazione per delinquere, falso e violazione di segreto d’ufficio. Le indagini dei carabinieri hanno coinvolto vari soggetti che operano nell’ateneo: studenti, genitori, professori e dipendenti. A coordinarle il pubblico ministero Francesca Romana Pirrelli, che ha ricostruito il meccanismo che starebbe dietro la presunta compravendita di tesi di laurea ed esami.

L’ipotesi dell’accusa è che alcuni bidelli gestissero l’affare ritirando somme di denaro da studenti e genitori e mediando con i docenti coinvolti. Il 3 aprile 2008 furono tratte agli arresti domiciliari sei persone, tra cui due docenti, dopo che un ex bidello protagonista della compravendita ne aveva raccontato i retroscena, indicando quali professori fossero stati i beneficiari – a partire dal 2005 – delle cifre versate dagli studenti.

La garanzia di superare un esame avrebbe avuto un prezzo che oscilla tra i 500 e i 3.000 euro, dando vita così a un ammontare di “mazzette” che si aggirerebbe attorno ai 50.000 euro in 8 mesi. I “clienti” più affezionati del commercio illegale di promozioni sarebbero stati studenti fuori corso e stranieri, desiderosi di terminare in fretta gli studi.

Per aggiudicarsi la prova bastava corrispondere la cifra prevista da quello che sembrerebbe un vero e proprio tariffario: 2.000 euro se si voleva superare l’esame di Economia degli intermediari finanziari, tra i 1.500 e i 2.000 per Matematica finanziaria, 1.500 per Diritto commerciale o Economia politica, 1.200 per Tecnica bancaria, 1.000 euro per Economia e Amministrazione delle aziende, Economia politica 2 e Farmacologia generale e solo 500 euro per Diritto del lavoro ed Economia monetaria. Anche il “prezzo” delle tesi, spiegano gli inquirenti, avrebbe avuto un prezzo diverso a seconda della complessità della materia, oscillando da 1.800 fin quasi a 3.000 euro.