esami venduti bari

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Prosegue la battaglia contro “Esamopoli” all’Università di Bari, che si sposta per i 32 imputati tra professori, bidelli e studenti nelle aule di tribunale dopo il rinvio a giudizio del giudice per le indagini priliminari. Le accuse variano da concussione ad associazione a delinquere, tutte basate sulla compravendita di esami all’università di Economia e commercio che sarebbe andata avanti per anni.

 
Le indagini erano iniziate nel 2005, ed avevano portato nel 2009 all’arresto di sei persone e alla decisione per alcuni provvedimenti interdittivi, grazie sia alla collaborazione di un bidello, categoria anch’essa ampiamente coinvolta che si occupava di rilevare le “mazzette” degli studenti nei corridoi, sia grazie ad alcuni carabinieri che avevano vestito i panni degli studenti.

Il mercato degli esami generava introiti per circa 50 mila euro l’anno, e un singolo esame poteva oscillare dai 700 ai tre mila euro a seconda dell’importanza e anche del docente coinvolto. Dopo i sette docenti indagati per concorsi truccati che ha messo l’ateneo di Bari al centro delle indagini sempre nel 2009, l’Università ha deciso di costituirsi parte civile in tribunale.

Decisione che non ha però intrapresa il Ministero dell’Università, elemento su cui le associazioni di sudenti si sono delle del tutto stupite. “Non stupisce che il Ministero parli di fare pulizia negli atenei e non si costituisca neanche parte civile” ha dichiarato infatti il coordinatore di Link, Claudio Riccio. Nel frattempo si attende il processo previsto per gennaio, esclusi gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato per i quali la questione sarà definità già il mese prossimo.