bilancio primo anno Erasmus+

Dopo le incertezze dell’anno scorso, l’Europa rilancia con decisione il progetto Erasmus. Martedì scorso il Parlamento di Bruxelles ha dato il primo ok a Erasmus+, nuova versione del piano comunitario di mobilità, stanziando fondi che ammontano a 14 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Secondo le stime dell’Unione Europea di queste risorse dovrebbero beneficiare 5 milioni di partecipanti.

Le più recenti vicende dell’Erasmus sono state piuttosto travagliate: lo scorso anno, infatti, alcuni dei Paesi UE avevano bloccato i finanziamenti facendo rischiare la sospensione del programma tanto amato dai giovani di tutto il Vecchio continente, e un accordo sulla copertura finanziaria era stato raggiunto soltanto in extremis. Risale poi a questa settimana il ‘caso-Spagna’, col governo che aveva annunciato tagli immediati ai contributi integrativi alle borse concessi agli studenti. Il tutto, per fortuna dei giovani spagnoli, si è concluso con un dietrofront repentino dettato dalle proteste degli studenti, dalle pressioni di vari partiti e perfino da quelle dell’UE, che è intervenuta ammonendo il governo Rajoy e definendo i tagli alle borse di studio Erasmus un gesto “penalizzante”.

I timori per una possibile scomparsa di una delle iniziative europee di maggior successo sono adesso stati fugati, visto che la Commissione Cultura del Parlamento Europeo ha approvato il testo programmatico per Erasmus+, la nuova versione del ‘vecchio’ Erasmus, che comprenderà tutte le iniziative legate alla mobilità europea: dall’Erasmus al Leonardo, dal Grundtwig al Comenius, per garantire una maggiore interazione tra esse. E se la cifra stanziata, 14 milioni di euro, è più bassa dei 20 inizialmente previsti, segna comunque un +40 per cento rispetto ai fondi della passata edizione.

E le buone notizie non finiscono qui: è prevista una semplificazione delle pratiche amministrative necessarie per l’Erasmus e tutti gli altri progetti di mobilità europea, e borse di studio corrisposte in tempi più rapidi e differenziate in base al costo della vita nel Paese scelto come destinazione. Ma non è tutto: una parte dei fondi, infatti, sarà impiegata come garanzia per chi chiederà un prestito per studiare all’estero nell’ambito del nuovo sistema di microcredito messo a punto dall’UE.

Secondo le stime dell’Unione Europea, queste migliorie allargheranno ancora il numero dei partecipanti. In tutto, si prevede che tra il 2014 e il 2020 partiranno in 5 milioni, contro i 3 che hanno preso parte al programma nel periodo compreso tra il 1987, anno della sua istituzione, e il 2013.