emergenza abbandono studi universitari

Il fenomeno ha ormai ha acquisito i tratti dell’emergenza: 4 iscritti su 10 rinunciano agli studi prima di conseguire la laurea triennale. Le preoccupanti cifre dell’abbandono universitario in Italia sono state evidenziate dal primo rapporto biennale Anvur sullo stato di università e ricerca, che segnala anche il persistere di un numero altissimo di fuori corso, specie per le lauree di primo livello.

Se il tasso di quanti non portano a termine gli studi universitari per i corsi di laurea triennale è del 40 per cento, un po’ meglio va per le lauree a ciclo unico – con il 63,2 per cento degli iscritti laureati a 9 anni dall’immatricolazione – e per quelle di secondo livello, concluse dall’80 per cento degli studenti degli atenei italiani.

Il rapporto Anvur fa riflettere non solo sull’emergenza abbandono: un altro dato allarmante è la percentuale di fuori corso. Il tempo mediamente impiegato per il conseguimento della laurea è, infatti, di 5,1 anni per la triennale e di 2,8 per la specialistica/magistrale. Rispetto a questo indicatore è netto il divario tra università del Nord e del Centro-Sud. Nelle università settentrionali 43 studenti su 100 completano il proprio percorso nei tempi previsti (i fuori corso sono il 35 per cento), mentre al Centro e nel Mezzogiorno il dato cala al 23-27 per cento e i fuori corso rappresentano il 45-47 per cento del numero di iscritti.

E l’emergenza dell’abbandono degli studi universitari ci lascia al palo nelle classifiche europee sul numero di laureati in rapporto alla popolazione. Se nel 2012 i “dottori” rappresentavano ormai il 12,7 per cento della popolazione lavorativa – dato in notevole crescita rispetto al 1993, anno in cui il tasso si fermava il 5,5 per cento – l’aumento registrato nell’ultimo decennio non basta a portare l’Italia in linea con la media europea. I nostri laureati sono il 22,3 per cento dei giovani tra i 25 e i 34 anni – nel 1993 erano solo il 7,1 per cento – contro il 35 per cento del resto d’Europa. Troppo pochi, insomma. Le cause? Secondo l’Anvur la mancanza di corsi a carattere professionalizzante.

“Si conferma purtroppo la persistenza di difficoltà strutturali nel settore dell’istruzione superiore e della ricerca individuabili in primo luogo in un insoddisfacente livello complessivo della produttività del sistema, e nella permanenza di un sensibile divario territoriale a sfavore del Mezzogiorno”: così ha commentato il rapporto Anvur il presidente Napolitano. Che non ha nascosto la propria preoccupazione in merito ai “dati relativi alle risorse destinate all’università e alla ricerca, che si attestano sui valori considerevolmente inferiori alle medie europee e dei Paesi Ocse, a fronte di una qualità dei risultati che è segno di potenzialità da sostenere e valorizzare”.