Proteste in Medio Oriente

La polizia egiziana ha arrestato uno studente americano iscritto all’Università americana del Cairo e un giornalista australiano con l’accusa di complotto contro il governo militare, per aver tentato di corrompere i residenti di una città del nord industriale – Mahalla al-Kobra – invitandoli a partecipare, in cambio di denaro, a uno sciopero di protesta per il trasferimento di potere al governo civile.

L’Egitto attribuisce infatti all’ingerenza straniera nei suoi confini la responsibilità delle proteste contro la gestione militare della transizione post-Mubarak e, in precedenza, aveva già accusato 16 civili americani di usare i fondi del dipartimento di Stato per organizzare e sostenere i disordini.

Le identità dello studente Derek Ludovici e del giornalista Austin Mackell – anche se non ancora ufficialmente confermate – sono state rivelate da una donna di nome Aliya Alwi sul suo account Twitter; i due inoltre sarebbero stati trasferiti in un ufficio di intelligence militare della città di Tanta, nel Delta del Nilo. Alla notizia degli arresti sono seguite le minacce della Casa Bianca di tagliare 1,5 miliardi di dollari al pacchetto di aiuti che gli Stati Uniti conferiscono annualmente all’Egitto. I vertici del governo egiziano hanno dichiarato: “Siamo di fronte a una cospirazione contro la patria, per minare e rovesciare le istituzioni dello stato egiziano in modo che regni il caos e si diffonda la distruzione”.

Gli attivisti egiziani, in particolare la Coalizione di rivoluzione continua, accusano invece i generali di usare tattiche repressive simili a quelle del regime di Mubarak per mettere a tacere il dissenso. Centinaia di studenti e professori delle università di tutto il Paese, tra cui l’Università del Cairo e l’Università americana del Cairo, hanno scioperato e protestato mostrando le foto di alcuni dei circa 100 manifestanti uccisi in scontri con le forze di sicurezza successivi alle dimissioni di Mubarak.

Gli studenti universitari sono stati anche tra i pochi a manifestare in occasione dell’anniversario della caduta di Mubarak, dopo che i partiti islamici avevano invitato i loro aderenti a non prendere parte alle iniziative di protesta per chiedere ai militari di rimettere il potere in mani civili. A sostegno della contestazione, l’organizzazione internazionale Human Rights Watch rileva che la libertà d’espressione in Egitto è peggiorata dalla caduta di Mubarak, ma al di fuori delle università e di poche fabbriche le proteste si spengono.