durkheim project algoritmo prevede suicidi tramite i social media

Intuire eventuali tendenze suicide di una persona tramite l’analisi dei suoi post su Facebook e su altri social media? Possibile, secondo i ricercatori dell’Università di Dartmouth, USA. Così è nato il Durkheim Project: un’app e un programma inviano i dettagli dell’attività di un utente sui vari social network a un database e un algoritmo analizza i messaggi alla ricerca di segnali che possano far presagire l’intenzione di suicidarsi.

Il progetto è nato da uno studio – sempre dell’Università di Dartmouth – che ha rilevato come il 65 per cento dei suicidi abbia scritto sui social network frasi e termini specifici, stabilendo che esistono alcune espressioni tipicamente usate da chi sta progettando, o anche solo pensando, di togliersi la vita.

Di qui l’idea di un algoritmo intelligente che, andando a scavare nei social media più utilizzati tra i giovani – da Facebook a Twitter a Google+ – possa prevedere, e quindi prevenire, i suicidi. E non è un caso che si sia scelto di intitolare il progetto a Émile Durkheim, tra i pionieri della sociologia e autore di un importantissimo e noto studio, Suicidio. Studio di sociologia (1897), in cui il togliersi la vita era indagato oltre la sua apparenza di atto soggettivo, prendendo in esame fattori sociali.

E se per ora il Durkheim Project si limita a raccogliere i dati relativi ai veterani di guerra, gli autori sono consapevoli di possibili utilità e applicazioni future del loro lavoro, che – per dirla con le parole di uno di loro, Chris Poulin – “potrebbe nel tempo costruire una ricca base di conoscenza e consente agli specialisti interventi tempestivi“.

Il progetto – finanziato dalla DARPA, l’agenzia governativa del dipartimento della Difesa USA che si occupa dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare – risale al 2011, e i primi due anni sono stati dedicati alla costruzione della piattaforma che colleziona e analizza i dati, e allo sviluppo dei modelli predittivi. L’esattezza dovrebbe migliorare man mano che vengono raccolti nuovi dati.

L’algoritmo alla base del Durkheim Project fa in qualche modo il paio con quello denominato PredPol, realizzato da un team dell’Università della California di Los Angeles (UCLA) per prevedere dove saranno commessi dei reati.