due universita' telematiche rischiano ritiro certificazione statale

Approda al ministero dell’Istruzione il dossier dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario (Anvur), commissionato qualche mese fa per appurare la qualità delle università telematiche italiane. E i responsi non sono dei più positivi. Gli atenei online accreditati dal MIUR sono in tutto undici e, mentre per cinque si attende ancora la valutazione, dei sei già sottoposti a giudizio uno solo risulta in linea con gli standard previsti, mentre due rischiano il ritiro della certificazione statale, e tre devono investire, allargare i corsi e migliorare la qualità per non fare la stessa fine.

Sulle università telematiche italiane pesano i giudizi non positivi ottenuti da strutture, corsi e qualità dell’insegnamento, e in alcuni casi vengono segnalati anche conflitti di interessi. Secondo il dossier appena consegnato dall’Anvur al ministro Carrozza inerente ai sei atenei che hanno già cinque anni di attività alle spalle, tutte le università devono introdurre “modifiche o integrazioni”.

Quali sono le pecche che fanno rischiare agli atenei online il ritiro della certificazione? I docenti in primis. Ad esempio, all’Università telematica San Raffaele e all’UniCusano, entrambe con sede legale a Roma, il MIUR chiede di smettere di affidarsi per lo più a docenti a contratto o ricercatori a tempo determinato e di garantire una proporzionalità consona al numero degli iscritti, oltre a spazi adeguati.

Per alcuni atenei, invece, le carenze sono sul piano della progettualità: così per l’Italian University Line di Firenze, un consorzio cui partecipano le università di Firenze, Milano-Bicocca, Macerata, Palermo, e la romana Lumsa. Mentre alla napoletana UniPegaso, l’Anvur rimprovera di dare una formazione non all’altezza degli standard universitari, dovuta anche a un “format estremamente riduttivo”, che vede tre video-lezioni valere 1 cfu.

Le criticità espresse dall’Anvur verso la Giustino Fortunato di Benevento, che prevede una modalità di frequenza “mista” con e-learning e lezioni frontali, riguardano poi una possibile concorrenza nei confronti dell’Università del Sannio: secondo l’agenzia di valutazione, sarebbe meglio collaborare. Sostanzialmente positivo, invece, il giudizio espresso nei confronti dell’Universitas mercatorum di Roma, considerata una “parauniversità”, destinata a chi già lavora in una pmi: necessaria comunque un’integrazione di alcuni insegnamenti per allinearsi agli standard europei.

Per conoscere il giudizio sulle altre cinque università telematiche italiane dotate di certificazione statale – Guglielmo Marconi, UniNettuno, Unitelma Sapienza, E-campus e Leonardo da Vinci – e sapere quali e quante di loro siano eventualmente a rischio di perderla, ci sarà ancora da attendere.