Neolaureata al lavoro

La festa della donna è appena trascorsa con la consueta scia di buoni propositi. Nel Belpaese molti sostengono che ormai l’emancipazione femminile abbia elevato le donne alla stregua degli individui di sesso maschile. E in un periodo durante il quale il tema delle differenze tra i sessi è d’interesse quotidiano le statistiche riguardo la situazione delle laureate in Italia confermano l’esistenza del gap tra i due sessi.

Il divario occupazionale tra laureati e laureate e le differenze retributive segnalano quanto ancora le donne, in questo caso quelle più istruite, siano penalizzate nel mercato del lavoro. Lo conferma il rapporto Almalaurea 2011 che ha calcolato un divario di sei punti percentuali tra gli impiagati a un anno dalla laurea: lavora il 59 per cento degli uomini e il 53 delle donne. E con il trascorrere del tempo il distacco tende ad accentuarsi non solo per quanto riguarda la quota di occupati ma anche in termini retributivi.

Analizzando la generazione dei laureati del 2005 la distanza supera i nove punti percentuali: 86 uomini su 100 contro 77 donne. I ragazzi sembrano avvantaggiati nella totalità dei percorsi di studio. E non è finita: a cinque anni dalla laurea gli uomini, a parità di condizione contrattuale, guadagnano il 30% in più delle loro colleghe.

Tutto ciò nonostante le studentesse e le neolaureate siano percentualmente più preparate dei loro compagni. La situazione è ulteriormente accentuata nel Lazio dove le ragazze sono più preparate anche rispetto alle loro colleghe delle altre regioni italiane eppure rimangono più escluse dai ruoli dirigenziali. Lo rivela la ricerca del Censis “Donne al lavoro nel Lazio: il quadro al 2010″ che fotografa una situazione di luci e ombre.

Il Lazio risulta la settima regione italiana per tasso di occupazione femminile ma in cinque anni la disoccupazione è continuamente aumentata in particolare tra le laureate (è invece diminuito tra donne con titoli di studio inferiori). Ma il dato che spaventa di più è il crollo delle donne dirigenti nella regione della Capitale: -31 per cento. E la maggior parte delle donne che “abbandonano” dichiarano di farlo per motivi familiari. Ritorna dunque in prima linea la questione eternamente attuale della conciliazione famiglia-lavoro.

Un’unica consolazione per le studentesse laziali: quest’anno è aumentato dello 0,2 per cento il numero delle donne imprenditrici in regione. Non si tratta certamente di cifre importanti ma è un inizio.