diventare farmacista

Identikit del farmacista

La professione del farmacista, le cui attività e competenze sono regolate dalla Direttiva Europea 85/432, non è più una professione statica come ai suoi inizi, essa è infatti molto più orientata oggi alla definizione inglese di “pharmaceutical care”, ovvero con funzioni di consulenza e di servizio, e non solo mera esecuzione di direttive del medico curante.

Diventare farmacista significa poter assumere diversi ruoli in diversi ambiti lavorativi, e le principali possibilità sono:

 

- diventare farmacista nelle farmacie che svolgono servizio al pubblico, l’opzione più nota;
- lavorare in ospedale o in strutture sanitarie private;
- diventare farmacista nelle Asl o in Pubbliche Amministrazioni;
- lavorare nell’industria farmaceutica;
- diventare farmacista in quei negozi definiti dall’art. 5 della legge 248/06 in qualità di assistente.

La formazione

Per diventare farmacisti ed ottenere l’abilitazione alla professione è necessario superare l’esame di stato da farmacista, a cui si accede attraverso il conseguimento della laurea. Il titolo ammesso per l’esame è infatti la laurea Farmacia o la laurea in Chimica e tecnologie farmaceutiche della durata di 5 anni, a cui segue poi un tirocinio da farmacista della durata di 6 mesi.

Sebbene i due corsi di laurea siano equipollenti per il superamento dell’esame, in realtà hanno alcune differenze sostanziali. La più evidente, oltre alla differenziazione degli esami, è il tirocinio che occorre svolgere, chi si laurea in farmacia infatti deve svolgere il praticantato durante l’ultimo anno, mentre chi si laurea in Chimica può svolgere solo dopo aver conseguito la laurea.

L’obiettivo della formazione per diventare farmacista è comunque dare la corretta informazione sui farmaci, sui dispositivi medico-chirurgici etc per far sì che possa dispensarne in autonomia alla popolazione, e consigliare i prodotti più idonei, nonché preparare e effettuare controlli sui medicinali stessi.

Curiosità

Nel medioevo il farmacista in Italia era considerato un “servitore” del medico, e solo grazie all’impegno di Federico II di Svevia, fondatore dell’ateneo partenopeo, la sua figura iniziò ad emergere come professionista, separando la professione cosiddetta “speziale” da quella del medico.