disoccupazione giovanile michel martone

Secondo il vice ministro del Lavoro, Michel Martone, la disoccupazione giovanile sarebbe in parte causata dal fatto che gli studenti impiegano troppo tempo a laurearsi. A poco meno di un anno dalla sua sortita sugli “sfigati” che non riescono a terminare gli studi entro i 28 anni, Martone, torna a ribadire la propria idea, anche se con toni decisamente più morbidi. La dichiarazione è stata rilasciata ai microfoni della trasmissione “Radio Anch’io” nella mattinata di ieri, proprio mentre gli studenti sfilavano insieme agli operai della Fiom in sciopero per rivendicare il diritto al lavoro.

Ad essere in discussione non è l’utilità della laurea, al contrario, secondo il vice ministro Michel Martone “sono troppo pochi i giovani che s’iscrivono all’università” e ancora meno quelli che proseguono fino alla fine e che si laureano entro la durata legale del proprio corso di studi. Il problema è che per combattere la disoccupazione giovanile bisogna far sì che “se si iscrivono all’università cerchino di laurearsi in corso“, per non rimanere troppo tempo bloccati nelle aule degli atenei diventando poco appetibili per il mercato del lavoro.

Sulla falsariga di quanto già dichiarato più volte Michel Martone ha anche ribadito “l’importanza dell’istruzione tecnico-professionale, che non deve essere considerata di serie B. Anzi, è la prima garanzia per avere un lavoro”. Alcune delle chiavi per combattere attivamente la dilagante disoccupazione giovanile sarebbero dunque nelle mani dei giovani stessi, chiamati a terminare gli studi universitari in tempi più rapidi o a optare per percorsi formativi più orientati all’ingresso immediato nel mondo del lavoro.

Di disoccupazione giovanile e dei modi per arginarla ha parlato ieri anche il ministro Elsa Fornero durante la trasmissione radiofonica “Prima di tutto” su Radio1. A differenza del suo vice, il ministro del Lavoro vede nell’apprendistato la soluzione al problema. Affinché si possano ottenere gli esiti sperati, tuttavia, è necessario trovare ulteriori risorse per una maggiore decontribuzione di questo tipo di contratti in modo da renderli più appetibili per le imprese. “Sarei molto contenta di trovare ulteriori risorse, – ha commentato – diciamo che ci sto ancora provando e non saranno molte, ma l’idea è di rendere l’apprendistato conveniente anche per le imprese”. Infine, ha concluso il ministro, perché questa forma contrattuale decolli è necessario scommettere anche sulla “valorizzazione del lavoro, del lavoratore e della sua produttività”.