Aula universitaria

È un vero e proprio plebiscito quello con cui gli studenti universitari italiani promuovono i propri docenti. Almeno secondo quanto appare dai dati relativi ai questionari di valutazione della didattica pubblicati nel recente rapporto Cnvsu, il dossier annuale del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario.

Dalla rilevazione emerge infatti che oltre il 91,4 per cento degli insegnamenti per i quali sono state possibili le elaborazioni vengono valutati in modo positivo dagli studenti. Nove docenti su dieci riscuotono quindi il plauso degli allievi, che si ritengono soddisfatti di contenuti e didattica del corso. Un livello di gradimento che sale leggermente se consideriamo gli atenei di piccole dimensioni situati nelle regioni del Nord Italia (94 per cento).

Esigue anche le differenze che si registrano tra le diverse facoltà e i diversi ambiti disciplinari: il consenso degli studenti non scende sotto la soglia minima dell’86 per cento. Ad essere più soddisfatti dei corsi seguiti sono soprattutto gli studenti iscritti a facoltà di tipo umanistico, con un picco massimo del 96 per cento tra gli iscritti a Lettere e Filosofia.  I docenti meno graditi sono invece quelli delle falcoltà di Architettura, dove “solo” 86 insegnamenti su 100 ottengono un giudizio positivo da parte degli studenti.

Va precisato che gli insegnamenti censiti non coincidono con la totalità degli insegnamenti attivi sul territorio nazionale, ma poco più del 71 per cento del totale con una maggiore copertura per quanto riguarda le facoltà del gruppo ingegneristico (85 per cento). Più basse le percentuali di copertura per Medicina e Chirurgia, dove ad essere censiti sono stati solo il 61 per cento degli insegnamenti attivi.

A compilare le schede di “gradimento” sono gli studenti frequentanti, che quindi hanno maturato durante il corso una opinione sulla propria esperienza didattica. Tuttavia le percentuali bulgare di apprezzamento gettano alcune ombre sulla reale efficacia e utilità del sondaggio, anche tra gli stessi autori dell’indagine, come messo in luce domenica 6 febbraio da Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera. I questionari infatti vengono fatti compilare in classe verso la fine del corso, escludendo così tutti quegli studenti che hanno smesso di frequentare le lezioni proprio perché, magari, insoddisfatti dei contenuti o del docente. Insomma, a promuovere il prof potrebbero essere solo i suoi “fedelissimi”.