Ricerca

“Non ho mai parlato di crollo delle pubblicazioni né tantomeno volevo alzare questo polverone. Il mio è soltanto un contributo da ricercatrice alla riflessione sulla ricerca nel nostro Paese”. È molto amareggiata, al telefono, Cinzia Deraio, ricercatrice e docente del Centro Studi di Ingegneria Economico-Gestionale dell’Università di Bologna, perché lo studio condotto con il collega Henk Moed della Leiden University sulle politiche italiane relative alla recerca è stato “travisato e strumentalizzato”. In pratica – ci spiega – la loro analisi condotta sulle pubblicazioni scientifiche italiane è stata ridotta a un motivo di polemica, mentre aveva l’ambizione di cogliere virtù, potenzialità e vizi contributo italiano alla ricerca scientifica mondiale.

Alla nostra testata è chiaro che la ricerca italiana riesce a mantenere livelli qualitativi elevati nonostante i drastici tagli che si sono susseguiti negli anni, ma per un errore di superficialità ci siamo prestati involontariamente ad alimentare questa dinamica che non favorisce un dibattito pacato e costruttivo. Di questo ci scusiamo con i lettori e con la diretta interessata, della quale pubblichiamo a seguire la lettera con cui chiede la rettifica dei contenuti riportati nell’articolo della collega Giulia Cimpanelli.
Raffaele Lupoli
direttore responsabile Universita.it

LA LETTERA DI CINZIA DERAIO
Gentile Giulia Cimpanelli,
Sono rimasta molto stupita nel leggere il suo articolo “Non c’è un tracollo ma resta la preoccupazione”. Ridimensionati i dati choc sulla ricerca italiana” pieno di inesattezze che la prego di voler rettificare quanto prima.

In primo luogo, si fa riferimento a uno studio soltanto a mio nome mentre in realtà si riferisce alla ricerca “Is Italian Science Declining?” pubblicata a firma mia e di Henk Moed sull’autorevole rivista internazionale peer reviewed “Research Policy” come peraltro citava nel suo precedente articolo a cui rimanda il link.

In secondo luogo, fa riferimento ad una mia intervista, in cui avrei sostenuto “in particolare il crollo del numero di pubblicazioni, dodicimila in meno all’anno”. La prego di volermi indicare dove ha trovato questa mia intervista.

In terzo luogo, attribuisce erratamente al nostro studio “la tesi dell’inesorabile declino della ricerca in Italia”.
I risultati contenuti nella ricerca “Is Italian Science Declining?” (che le allego e la invito caldamente a leggere integralmente!) non indicano affatto un crollo delle pubblicazioni scientifiche italiane nel corso del 2009. Aggiungo che in tutto il paper non esistono dati relativi a cali di pubblicazioni del 22,5% attribuiti erroneamente al nostro studio.

Il nostro paper, in particolare, analizza il contributo italiano alla produzione scientifica mondiale, l’impatto relativo delle citazioni della produzione scientifica italiana in comparazione con i principali paesi produttori di scienza a livello europeo, l’andamento delle collaborazioni scientifiche internazionali, mettendoli in relazione con gli input della ricerca: le risorse umane e gli investimenti.
Il principale risultato del nostro studio è che, nonostante il livello dei finanziamenti sia stato drammaticamente basso negli scorsi decenni, la scienza italiana è stata in grado, nel suo complesso, di incrementare le sue performance fino al 2007: la scienza italiana può essere definita una “cattedrale nel deserto”.

Tuttavia, una recente riduzione del livello di produzione scientifica, l’essere rimasti indietro nelle collaborazioni internazionali (altamente correlate con l’impatto relativo delle citazioni) e la grande eterogeneità nella produttività dei ricercatori potrebbero
segnare l’inizio del declino della scienza italiana. Il lavoro, dopo aver commentato con evidenze empiriche i principali risultati, conclude auspicando un incremento dei finanziamenti alla ricerca, accompagnato da una riforma dell’autonomia e della governance basato su un solido controllo interno di qualità che incentivi la produttività scientifica.

Da dove nasce il fraintendimento? I dati del nostro paper si riferiscono ad un database aggiornato al primo semestre del 2010 (non a caso, i primi risultati sono stati
presentati ad una conferenza nel luglio dello stesso anno). Come sanno bene gli addetti ai lavori (e ovviamente fra questi i lettori della rivista Research Policy), in generale qualsiasi dato riferibile all’ultimo anno disponibile è soggetto a successive integrazioni, e dunque non viene mai preso in considerazione in termini assoluti. Per questo motivo, nel nostro paper, invece del numero totale delle pubblicazioni abbiamo analizzato il contributo italiano espresso in percentuale rispetto alla produzione mondiale, che non è influenzato dalla parzialità dell’ultimo dato disponibile al momento dell’analisi. E inoltre, il trend degli indicatori bibliometrici è stato analizzato con l’impiego di tecniche loess che, interpolando il 75% dei dati, smorzano dal calcolo i valori “estremi” (ossia troppo alti o troppo bassi): in altri termini, i grafici presenti nel nostro paper non risultano influenzati dal valore dei dati riferiti al 2009, l’ultimo anno disponibile al momento delle nostre elaborazioni.
Cinzia Daraio
Department of Management
CIEG – Centro Studi di Ingegneria Economico-Gestionale
University of Bologna