La laurea honoris causa a Roberto Saviano

Deputati di un Parlamento dove potrebbero esserci falsi laureati chiedono a un ministro su cui grava il sospetto di aver sostenuto l’esame da avvocato in Calabria per passarlo con maggiore facilità, di verificare la procedura con cui è stata attribuita a Roberto Saviano la laurea honoris causa.

Con un’interrogazione urgente (che strana concezione di ciò che è urgente nel nostro Paese…) il deputato Pdl Amedeo Laboccetta ha chiesto al ministro Gelmini di verificare che l’autore di Gomorra, reduce dal successo televisivo di “Che tempo che fa”, sia ancora degno della laurea ad honorem ricevuta dall’Università di Genova il 22 gennaio di quest’anno.

Assieme ad alcuni colleghi, il parlamentare napoletano ha dapprima riconosciuto i meriti di Saviano nella lotta alla camorra (ci mancherebbe che gli si negasse anche questo!), poi lo ha accusato di aver alterato “un dramma che segnò pesantemente la vita di Benedetto Croce“, cosa che – a dire dei firmatari dell’interrogazione – non è compatibile “con gli stessi principi della legalità che è fatta anche di piccole cose e comportamenti coerenti”.

Accade in Italia, mentre i quotidiani fanno le pulci ai curriculum sospetti di alcuni parlamentari – nominati e non scelti con le preferenze dei cittadini – e la rivista Nature fa il paragone tra l’atteggiamento del ministro della Difesa tedesco, dimessosi (pare) per aver copiato parte della sua tesi di dottorato, e il ministro dell’Istruzione italiano, diventata avvocato grazie a un esame svolto – lei residente in Lombardia – addirittura a Reggio Calabria, dove all’epoca, era il 2001, c’era la percentuale più elevata di ammessi alla prova orale.

“Plagio artefatto”, “straordinaria gravità”, “una pesante macchia su Roberto Saviano”. Giudizi duri e senza appello, che potremmo commentare con l’ausilio di travi e pagliuzze o mostrando il pulpito da cui giunge la predica, se non fosse che lo “straordinariamente grave plagio artefatto” di Saviano non esiste, tuttalpiù è una leggerezza dello scrittore nel citare fonti che attribuivano al padre di Benedetto Croce una frase che non si ha certezza abbia pronunciato. “Offri centomila lire a chi ti salva” avrebbe detto il genitore del grande filosofo napoletano mentre veniva sepolto dal violento terremoto di Casamicciola.

La strumentalizzazione nata attorno a questa frase, secondo cui lo scrittore avrebbe così evocato una mazzetta data da Croce a chissà chi, è una nuova puntata della “macchina del fango” che da mesi cerca di denigrare Saviano, in modo che – come spiega molto bene egli stesso – la gente comune lo metta sullo stesso piano dei personaggi che critica, in un generico “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera“.

“Secondo le leggi vigenti le lauree honoris causa, sulle quali è prevista l’approvazione ministeriale, devono essere compatibili con meriti senza ombre” spiega Labocetta nell’interrogazione. Noi non abbiamo la possibilità di rivolgere interrogazioni al ministro Gelmini, ma ci permettiamo sommessamente di porre un interrogativo: non sarà che la “grave colpa” di Saviano è quella di aver dedicato quella laurea ai pm del pool di Milano, che di tanto in tanto aprono una nuova indagine sul presidente del consiglio e sui suoi fedelissimi?
Chi ha “meriti senza ombre” scagli la prima pietra. E verso il bersaglio giusto.