adi borse studio

Il ddl Gelmini impone una pesante zavorra ai futuri ricercatori, e farne le spese sono, denuncia l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (ADI), soprattutto i dottorati di ricerca che in più di due anni di Governo Berlusconi avrebbero subito un taglio di 1.571 borse di dottorato. Gli esponenti dell’Associazione che hanno preso parte alle protesti di questi giorni sui tetti, nelle piazze, e sui monumenti delle città italiane, rendono noti i dati della propria ricerca effettuata proprio sui tagli in questione.

Il risultato della rilevazione effettuata su un campione di 22 università parla di tagli pesanti e disomogenei tra i vari atenei. Si tratta nello specifico della comparazione tra i posti per dottorato banditi con borsa nell’a.a. 2008/2009 e quelli dell’anno accademico 2010/2011.

Negli ultimi tre anni i posti di dottorato sostenuti da una borsa di studio sono passati da 5.194 a 3.623, con una riduzione che si attesta intorno al 30,24%. Una tagli operò fortemente disomogeneo all’interno della geografia universitaria, basti pensare come alla Sapienza di Roma il taglio abbia pesato per il 5%, mentre in altre realtà come Catania, Firenze, Bari abbiano toccato vette del 74% delle borse in meno.

Martedì 30 novembre, ha comunicato l’ADI, “parteciperemo a tutte le altre componenti universitarie al sit in di fronte a Montecitorio, per ricordarlo ancora una volta e per dire nuovamente NO a una riforma che va ritirata o sostanzialmente riscritta”, aggiungendo che “Il Ministro, mentre parla a sproposito di merito, contribuisce a rubare pezzo dopo pezzo il futuro e le possibilità di crescita intellettuale alle nuove generazioni”.