decreto di decreto di ripartizione dell'Ffo 2014dell'Ffo 2014

Ecco, finalmente, il nuovo Fondo di finanziamento ordinario. I rettori erano rimasti con il fiato sospeso per 23 giorni, tanto ci ha messo la Corte dei conti a portare avanti tutte le verifiche necessarie prima di dare il via libera al decreto di ripartizione dell’Ffo 2014. Il provvedimento era stato bloccato dalla magistratura contabile, che aveva contestato la “mancanza di una copertura importante” per le somme che serviranno a garantire lo svolgimento della didattica e della ricerca per l’anno accademico 2014-2015. E negli atenei già si iniziava a temere di dover far fronte al ritardo nell’erogazione dei finanziamenti.

Fugati i dubbi, è arrivata l’autorizzazione per il decreto di ripartizione dell’Ffo 2014, che stavolta – dopo anni di tagli – mette a disposizione degli atenei pubblici 230 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso. Altra novità è l’aumento della quota premiale, passata dal 13,5 al 18 per cento del totale, meccanismo attraverso cui si dà un riconoscimento in termini di maggiori risorse agli atenei più meritevoli.

Dal decreto di ripartizione dell’Ffo 2014 è scaturita così una specie di classifica dei migliori e dei peggiori rispetto alla conformità al costo standard, criterio introdotto da quest’anno per valutare la gestione economica degli atenei. L’università che ha visto crescere maggiormente le risorse a propria disposizione è quella di Bergamo, che ha registrato un incremento del 12 per cento rispetto al 2013, mentre quella che ha ricevuto meno fondi è quella di Messina, che dovrà cavarsela con una finanziamento ridotto del 2,27 per cento rispetto all’anno passato.

In generale, con il decreto di ripartizione dell‘Ffo 2014 sono state premiate maggiormente gli atenei medi e piccoli soprattutto del Nord. Ci sono, però, alcune importanti eccezioni: Napoli Partenope (+7,83 per cento), l’Università del Sannio (+7,57 per cento), Foggia (+7,55 per cento) e Catanzaro (+5,31 per cento), che si sono piazzate tutte nelle migliori dodici posizioni.

Arrancano, invece, le università più grandi. Quasi tutte perdono fondi, escluse Padova, la Statale di Milano e la Federico II di Napoli, mentre si attesta a -2,09 per cento il calo dei fondi disponibili per La Sapienza e l’Alma Mater di Bologna.