Indagine WeWorld 2015

Combattere la disoccupazione giovanile – che in Italia ha raggiunto una quota del 40,5 per cento solo nel 2013 – intervenendo anche sull’istruzione. Così, attraverso una serie di provvedimenti che riguardano scuola e università contenuti nel recente decreto legge sul lavoro, il governo Letta prova a colmare quel gap che con il tempo si è andato sempre più formando tra il mondo dell’istruzione, che ha il compito di formare i giovani, e quello imprenditoriale, che invece deve trovare loro un’occupazione.

A proposito di questi interventi contenuti nel Decreto Lavoro, il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, esprime tutta la sua soddisfazione, sottolineando “l’importanza di una logica che includa anche la scuola e l’università nel contrasto alla disoccupazione giovanile e l’ottimo lavoro di raccordo tra i diversi ministeri che hanno contribuito al decreto”. Non sono invece d’accordo con le misure proposte dal governo Letta i sindacati della scuola, secondo cui per finanziare tali provvedimenti si continuerebbero a sottrarre fondi agli insegnanti, anche se il MIUR sembra smentirlo.

In particolare, il Decreto Lavoro del governo Letta prevede la possibilità per gli studenti universitari di partecipare a stage retribuiti – pagati in parte dallo Stato e in pare dall’azienda che offre tale opportunità formativa – della durata minima di tre mesi e un piano triennale di interventi per l’organizzazione di tirocini extracurriculari per le quarte classi delle scuole secondarie di secondo grado. In ambito scolastico, si ricordi anche l’incremento fino al 25 per cento della flessibilità oraria degli istituti professionali, flessibilità che per adesso – con la legge Gelmini – arriva fino al 20 cento. In questa maniera, s’intende rispondere “in modo puntuale alle esigenze formative dei giovani”, consentendo oltretutto “un più facile accesso al mercato del lavoro”.

Per Cisl e Uil si riuscirebbero ad attuare tali provvedimenti previsti dal Decreto Lavoro del governo Letta attraverso la sottrazione di quasi 8 milioni di euro alla Valorizzazione e allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola, che a quanto pare “verrebbero tolti alla retribuzione degli insegnanti”. Il ministero si difende, dichiarando che “i 7,6 milioni che servono per pagare i tirocini universitari verranno sottratti dal Fondo di finanziamento ordinario degli atenei e non agli insegnanti”.

“Le poche risorse che ci sono nella scuola vanno incrementate, non tagliate”, afferma Francesco Scrima della Cisl scuola, mentre Francesca Puglisi, capogruppo in commissione Istruzione a Palazzo Madama, dichiara: “Nonostante le difficoltà economiche, il governo sta cercando di ‘riaccendere’ nei giovani il motore del ‘desiderio’, affinché possano davvero credere che questo Paese, con il loro contributo, può farcela”.