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È stata battezzata col nome di “decreto del fare” la serie di misure, ottanta in tutto, pensate dal governo guidato da Enrico Letta per il rilancio del Paese. Tra i provvedimenti presentati ieri in conferenza stampa, alcuni riguardano anche il mondo dell’università e della ricerca e affrontano questioni molto dibattute, come quella delle assunzioni e quella del finanziamento degli atenei.

Il turnover negli atenei e negli enti di ricerca italiani al momento è di fatto quasi del tutto bloccato, a causa della decisione presa in passato di fissare il limite delle assunzioni di nuovo personale al 20 per cento rispetto ai pensionamenti dell’anno precedente. Vale a dire che ogni cinque docenti/ricercatori che sono collocati a riposo, attualmente ne viene assunto solo uno in sostituzione. Grazie alle misure contenute nel cosiddetto “decreto del fare”, la quota destinata al ricambio generazionale a partire dal 2014 salirà al 50 per cento e si stima che ciò renderà disponibili 3mila posti: 1.500 da professore ordinario e altrettanti da ricercatore.

Ciascun ateneo, dunque, a partire dal prossimo anno potrà assumere – pur nel rispetto dei limiti di spesa per il personale e di indebitamento imposti dalle normative vigenti – nuovi docenti e ricercatori in sostituzione di coloro che andranno in pensione. Come previsto dalla riforma Gelmini, i nuovi ricercatori saranno assunti in tenure track, ovvero avranno contratti della durata di 5 anni, al termine dei quali saranno sottoposti ad una valutazione per il passaggio a professori associati. In caso non superino la valutazione, il contratto da ricercatore non potrà essere rinnovato e dovranno trovarsi un’altra sistemazione.

Oltre alle misure relative alle assunzioni, nel “decreto del fare” appena varato dal Consiglio dei ministri sono contenuti anche altri provvedimenti che interessano l’università. Tra questi, l’istituzione di borse per la mobilità in favore degli studenti più meritevoli, che consentiranno ai giovani più brillanti di frequentare corsi di laurea in regioni diverse da quella di residenza. Per queste borse il governo ha messo in campo 5 milioni di euro per il 2013 e 2014 e 7 milioni per il 2015.

Il decreto presenta misure anche per rendere il sistema di finanziamento delle università più flessibile e per snellire le procedure di attribuzione delle risorse, cosa che si realizzerà attraverso l’unificazione in un unico fondo delle risorse destinate al Fondo di finanziamento ordinario (Ffo). Infine, con il “decreto del fare” il governo è intervenuto – per semplificarlo – anche sul sistema di valutazione dei servizi delle università e degli enti di ricerca, affidandolo all’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR).