Scontri a Roma

Sindacati e associazioni di docenti e ricercatori hanno proclamato una giornata di mobilitazione in tutti gli atenei per martedì 21 dicembre, a 24 ore dal via libera definitivo in Senato al disegno di legge di riforma dell’università. Nel frattempo, in Parlamento l’opposizione fa ostruzionismo e gli studenti annunciano un’altra manifestazione proprio il 22. Si accende, inoltre, il dibattito sulla violenza che ha travolto il centro di Roma durante il corteo del 14 dicembre.

Diverse le reazioni degli studenti alla lettera di Roberto Saviano su Repubblica, che ha condannato quelli che seconso lui erano pochi violenti, sottolineando come il loro atteggiamento andasse a scapito delle ragioni della protesta e dei manifestanti pacifici.  “Questa è la storia sconfitta degli autonomi, una storia passata per fortuna. Non bisogna più cadere in trappola” ha ammonito l’autore di “Gomorra”.

Gli studenti di Ateneinrivolta sul loro sito rispondono allo scrittore definendo artificiosa la distinzione tra movimento reale e facinorosi. “È il solito tentativo di dividere i movimenti, vecchio almeno come quello di screditarci additandoci come appartenenti ad un mondo ormai tramontato” scrivono i collettivi studenteschi.

La violenza durante la manifestazione di Roma, spiegano gli studenti, non è guerriglia ma frutto di “rabbia sociale”, aggiungendo che il 14 dicembre non hanno potuto e voluto frenare la rivolta e la rabbia che si diffondevano con la notizia della fiducia riconfermata al governo. L’obiettivo, spiegano i collettivi di Ateneinrivolta, è quello di “costruire un blocco sociale di opposizione alle politiche che vengono portate avanti qui come in tutto il resto d’Europa”.

Diversa la linea di condotta scelta da un gruppo di studenti della Sapienza che sono in sciopero della fame fino al giorno della votazione sul ddl Gelmini. “Con la cultura non si mangia, per la cultura non mangiamo” è lo slogan usato dai ragazzi dell’ex facoltà di Studi orientali dell’ateneo romano, che parlano di un “ultimo drastico tentativo” per  ottenere l’attenzione di un governo che non ascolta il loro punto di vista e si trincera dietro la retorica della crisi ma di fatto ignora chi davvero la subisce.