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Crollo delle iscrizioni nelle università italiane. È ciò che emerge dai i dati forniti dal Cineca, il consorzio interuniversitario che si occupa dell’anagrafe degli studenti universitari italiani. In meno di dieci anni si sarebbero persi più di 70mila iscritti, di cui ben 30mila negli ultimi tre anni. In Italia non si registrava un numero così basso di immatricolazioni da circa 25 anni. L’indagine va a confermare l’allarme già lanciato qualche settimana fa dal Consiglio universitario nazionale (Cun).

A questo crollo delle iscrizioni avrà sicuramente contribuito la crisi economica che sta attraversando il nostro Paese, ma probabilmente anche i costi sempre più elevati che le famiglie sono costrette a sostenere per mandare i propri figli all’università. Alle tasse d’iscrizione, si aggiungono – superati i test d’ammissione, ormai diffusi in quasi tutti gli atenei e anche loro con un prezzo – le spese per i trasporti, il vitto e l’alloggio per i fuorisede. Così, molti rinunciano alla carriera universitaria e decidono di fermarsi al diploma. D’altra parte, perfino i laureati hanno ormai difficoltà a trovare un impiego.

Secondo i dati Cineca, a registrare meno immatricolazioni sono i corsi di laurea triennali, che in meno di un decennio – precisamente nove anni – hanno perso quasi un terzo degli iscritti, ovvero 92.749. Nell’anno in corso se ne contano 226.283, oltre 8mila in meno rispetto a un anno fa. Le defezioni maggiori si registrano soprattutto nell’area umanistica e in quella sanitaria, mentre tengono i corsi di indirizzo scientifico, che perdono appena il 3 per cento delle new entry. Intanto, nello stesso periodo, il numero dei diplomati è aumentato di oltre 11mila unità.

Ovviamente il crollo di iscrizioni che si sta registrando nelle università italiane – confermato anche dai dati del Cineca – rischia di far toccare il fondo all’Italia nelle classifiche mondiali. Attualmente, il nostro Paese è al quartultimo posto in Europa per numero di iscritti, dietro Egitto, Thailandia e Paraguay. Il rischio è di precipitare all’ultimo posto, anche, nella classifica europea dei giovani laureati, dove nel 2011 l’Italia occupava già la penultima posizione. Ma non solo sole le matricole a diminuire, cala anche la qualità: qualche giorno fa, infatti, è stato reso noto che le università italiane sono rimaste fuori dalla top 200 della graduatoria 2012/1013 del Times Higher Education (THE).