Dario Fo e Franca Rame

Dal gramelot a Mistero Buffo, ai ricordi personali, strizzando l’occhio alla cronaca politica. È stata una lezione di teatro a 360 gradi quella portata in scena lunedì scorso da Dario Fo all’Università di Verona. Il Premio Nobel per la letteratura – 85 anni compiuti a marzo – ha partecipato, con la compagna di una vita, Franca Rame, a una giornata di studio in suo onore organizzata dall’ateneo scaligero.

Una coppia inossidabile, non certo nuova ai banchi delle università e delle scuole (di oggi e di ieri), eletti già dagli anni Sessanta a spazi teatrali alternativi ai “palcoscenici borghesi”. Cambiano i tempi, ma non la trascinante foga di Dario Fo, né l’affetto del pubblico: tre minuti di applausi hanno accolto la coppia storica del teatro italiano al suo ingresso nell’aula magna del Polo Zanotto. Mano nella mano.

Fedele alla tradizione del giullare, Fo dedica la sua prima gag all’indirizzo del “Principe” non meglio identificato: “Godo nel mettermi nei panni degli altri, mi sono messo in quelli del principe e ho sofferto molto… ma può succedere che vada anche meglio!”. E, in clima elettorale, non è necessario alcun riferimento esplicito a Silvio Berlusconi. Poi via a ruota libera, dalla sapienza popolare della tradizione orale, all’antica Grecia, dall’amore per la moglie Franca alla Serenessima. Ma l’attualità (e la satira) rimangono un filo di lettura costante, quando ad esempio Fo dipinge con le parole una Venezia assediata dai poveracci “clandestini” e densamente popolata di prostitute.

E mentre Franca Rame torna a recitare, dopo anni di abbandono, regalando al pubblico scaligero una intensa Medea femminista, il gran finale lo porta Dario Fo a suon di gramelot, la lingua inventata legata alla commedia dell’arte e alle tecniche dei giullari, che impasta in modo sconnesso lemmi di lingue e dialetti garantendo una carica comunicativa inimitabile. Un cavallo di battaglia per Fo che ne “svela” i segreti all’incontro veronese, intitolato appunto “La scienza del teatro”, mettendo in scena un tris di esempi dal pavano, dall’inglese e dal francese. Applausi scroscianti per un ottuagenario Dario Fo che dimostra di non perdere affatto lo smalto con cui ha stregato i ragazzi di ieri e continua ad affascinare quelli di oggi.