Erasmus

In concomitanza con il compleanno dell’Erasmus, che quest’anno spegne 25 candeline, Morten Østergaard, ministro danese per l’Istruzione superiore, dichiara di voler rendere obbligatorio per gli studenti del suo Paese l’ormai collaudato e osannato periodo di studio all’estero. Una lancia spezzata in favore del programma di scambi di studenti di maggiore successo al mondo che dal 1987, suo anno di nascita, ha dato la possibilità a circa tre milioni di studenti europei di beneficiare di un periodo di studio o di lavoro all’estero.

Un impatto  enorme, non solo per i singoli studenti, ma anche per l’economia europea nel suo insieme, come ha recentemente dichiarato il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Durao Barroso. Pensiero condiviso anche dal ministro Østergaard che vede nell’Erasmus una via importante per rendere la Danimarca più competitiva a livello internazionale. Tanto da voler imporre a tutti gli studenti danesi un periodo di studio all’estero tramite il programma europeo.

La proposta, però, non piace a tutti. Magnus Pedersen, presidente dell’Unione danese degli studenti, ha avanzato qualche perplessità legata al fatto che rendere obbligatorio un periodo di studio all’estero potrebbe indurre gli studenti particolarmente legati al territorio o alla famiglia e meno propensi a viaggiare a non iniziare nemmeno gli studi.

Ben accolta, invece, da tutti è la proposta di semplificare la burocrazia, tanto che il governo danese è attualmente impegnato a snellire norme e regolamenti e sta lavorando per il pieno riconoscimento degli esami sostenuti all’estero. Secondo una stima nazionale, a utilizzare le borse di studio sono stati principalmente gli studenti di scienze sociali, seguiti dalle facoltà umanistiche e artistiche. Molto pochi, invece, gli studenti di scienze naturali o di scienze tecnologiche.

Si nota, inoltre, tra gli studenti danesi temporaneamente “emigranti”, una predilezione per i Paesi di lingua anglosassone: Usa (28 per cento) e Australia (27) in primis, Regno Unito (18) e Nuova Zelanda (4 per cento) a seguire. L’unico Paese non anglofono ad essere indicato come quarto Paese d’elezione su cinque dagli studenti danesi è l’Argentina, che raccoglie il 5 per cento delle preferenze.

Una tendenza che, secondo il ministro Østergaard, andrebbe mitigata incentivando gli studenti a scegliere i cosiddetti Bric, Brasile, Russia, India, Cina, che in un futuro non molto lontano saranno i protagonisti di spicco dell’economia mondiale. Anche il Centro Sino-Danese, istituito di recente a Pechino e che accoglierà, a settembre di quest’anno, i primi studenti cinesi e danesi, va proprio in questa direzione.