valore legale laurea

Si chiude oggi la consultazione avviata dal Miur sul valore legale della laurea e il Consiglio universitario nazionale, in sigla Cun, si è espresso sull’iniziativa con un documento di lavoro ufficiale, definendo l’abolizione del valore del titolo come una “risposta sbagliata a problemi reali”. Il presidente del Cun Andrea Lenzi ha fatto notare che in realtà non c’è una definizione precisa di valore legale del titolo di studio nella legge italiana e che il Servizio studi del Senato usa questa definizione per indicare gli effetti giuridici collegati a un determinato titolo scolastico o accademico.

Come avevano già fatto notare altri, anche l’organismo consultivo di rappresentanza delle diverse componenti del mondo accademico ritiene che parlare di abolizione non avrebbe senso, a meno che non vengano prima identificate precise disposizioni normative su cui intervenire.

Anziché abolirlo dunque, il Cun sostiene la necessità di valorizzare il titolo di studio attraverso sistemi di verifica della qualità dell’insegnamento. “Il valore legale – ha commentato Lenzi – non è un atto burocratico, ma svolge una funzione di garanzia”, vale a dire che permette allo Stato di offrire una formazione di qualità in riferimento ai contenuti trasmessi, ai docenti e agli strumenti e alle strutture didattiche idonei.

È vero che – spiega Umberto Marengo su lavoce.info – l’intento del governo è quello di superare il concetto vecchio e inutile del “pezzo di carta”, puntando invece sulle differenze dei percorsi individuali. Soprattutto per quel che riguarda il valore della laurea rispetto a professioni e concorsi – continua Marengo – il Governo vorrebbe adeguarsi al sistema anglosassone che differenzia i titoli non dal punto di vista nominale, ma da quello qualitativo, facilitando così i giovani nell’accesso al mondo del lavoro.

Alla vigilia della chiusura della consultazione pubblica Miur dunque, il dibattito sulla bontà dell’iniziativa rimane aperto, anche se i dati parziali resi noti in questi giorni mostrano la propensione dei partecipanti verso il mantenimento del valore legale della laurea. E se i soggetti intervenuti nel dibattito sembrano riconoscere perlopiù al sistema formativo italiano le stesse difficoltà, sono diverse le priorità e le soluzioni individuate.

Intanto, in attesa del risultato del sondaggio e delle decisioni ministeriali, il documento Cun propone di “cambiare radicalmente impostazione, avviando un processo di rigorosa valutazione e accreditamento dei singoli corsi di studio, con modalità conformi a consolidati modelli europei di assicurazione della qualità”. Non solo un’autorizzazione preventiva, dunque, ma un’accorta “verifica dei risultati conseguiti dai corsi di studio, della loro rispondenza agli obiettivi prefissati, della soddisfazione degli studenti e della risposta del mondo del lavoro”.