Lezione

Che li si chiami tagli o razionalizzazione, le università italiane fanno registrare ormai da quattro anni una pesante flessione dei corsi di laurea a disposizione degli studenti. E i maggiori ridimensionamenti sono avvenuti negli atenei pubblici e soprattutto in quelli del Sud. Lo fa sapere il Cun, Consiglio universitario nazionale, che ha registrato come soltanto nell’ultimo anno i corsi di laurea eliminati siano stati 384, il 7,8 per cento in meno rispetto all’anno accademico 2009-2010.

Entrando più nel dettaglio, nel corso del 2010-2011 si sono perse 214 lauree magistrali o specialistiche e 170 lauree triennali di primo livello. Nel complesso i corsi tra i quali gli studenti possono scegliere sono 4.597 contro i 4.986 dello scorso anno. Le lauree magistrali da 2.304 diventano 2.090, con un calo del 9,3 per cento rispetto al 2009-2010, mentre è del 7,1 per cento il calo fatto registrare dalle triennali, che da 2.411 sono passate a 2.241.

Nel Mezzogiorno il dato dell’ultimo quattro anni è decisamente sopra la media nazionale: si riducono dell’11,7 per cento i corsi nel 2010-2011, mentre per le Isole il calo è dell’8,9 come nel Nord-est est, nel Nord-ovest del 7 e nel Centro del 6,8% per cento. E mentre le università pubbliche hanno cancellato l’8,9 per cento dei corsi, le private ne hanno eliminato il 4,4.

I dati dell’ultimo anno confermano un trend che prosegue dall’anno accademico 2007-2008: sono 863 i corsi di laurea tagliati complessivamente in questi quattro anni: si è passati da 2.782 a 2.241 lauree triennali, 541 corsi in meno con un calo del 19,4 per cento, e da 2.401 magistrali o specialistiche a 2.090, per una flessione in questo caso del 13 per cento in virtù della perdita di 311 corsi.

Tornando al confronto tra le università statali e le “non statali”, il calo quadriennale in queste ultime si è fermato al 9,7 per cento dei corsi, mentre il pubblico, che rappresenta il 90 per cento dell’istruzione accademica del Paese, è calato di più del doppio con una flessione del 19,7 per cento.

Abbastanza omogenea la riduzione se si guarda alle aree della didattica: quella scientifica perde 148 corsi di laurea, quella umanistica 129 e quella sociale 125. Solo l’area sanitaria aumenta l’offerta con 13 nuovi corsi, passando quest’anno a 759, e le lauree a ciclo unico (medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria, veterinaria, farmacia, chimica e tecnologie farmaceutiche, architettura, ingegneria edile e giurisprudenza) guadagnano 16 corsi passando a 266, un aumento del 5,8 per cento rispetto allo scorso anno.

Sono le università che hanno tra i 10mila e i 20mila iscritti, quelle di media grandezza, a fa registrare la flessione più forte di corsi nell’ultimo anno, con -130 corsi e un calo corrispondente del 16,8 per cento. Dal 2007 i medi atenei ne hanno tagliati in totale 294 (-25,9 per cento). I grandi atenei, da ventimila a quarantamila iscritti, riducono i corsi del 9,4 per cento su base annua (-258) e del 19,5 (-262) negli ultimi quattro anni.

Le università con oltre 40.000 iscritti (il 42 per cento dell’offerta formativa totale) fanno registrare un calo dei corsi disponibili molto più contenuto, tagliandone solo 50, vale a dire il 2,8 per cento. Ma su base annua anche in questa categoria il ridimensionamento, attestato su 307 corsi in meno per una percentuale di riduzione del 17,1, è stato pesante. Anche i Politecnici tagliano del 12,9 su base annua, con 20 corsi in meno e del 18,7 nel quadriennio (29 corsi in meno).