pioggia

Ennesimo crollo del controsoffitto presso la sede delle  facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche dell’Università di Torino, ovvero alla Palazzina Einaudi. La pioggia, come già successo altre volte, avrebbe inzuppato i pannelli di cartongesso che ricoprono il tetto, provocandone un aumento del peso e di conseguenza un loro cedimento. A denunciare le precarie condizioni della struttura, tramite un comunicato, è il Collettivo Bonobo per Studenti Indipendenti.

Non è la prima volta che si verifica una cosa del genere, eppure l’edificio ha solamente dieci anni. Ragione per cui, questa situazione non è nemmeno paragonabile a quella dei palazzi secolari che ospitano le facoltà scientifiche, dove a causa dell’età avanzata la messa in sicurezza è difficile da attuare. Palazzina Einaudi è una struttura nuovissima, che già fa acqua da tutte le parti: “Ѐ inconcepibile – si legge nella nota – che presenti delle carenze così evidenti da mettere in pericolo la sicurezza di chi si trova a frequentare queste aule”.

Per fortuna si è scansata la tragedia, ma gli studenti continuano a temere per la propria sicurezza e chiedono che siano presi al più presto dei provvedimenti. Un altro crollo del controsoffitto, la prossima volta, potrebbe provocare danni molto più gravi. Nella struttura dell’Università di Torino, infatti, mancano le pendenze sul tetto e una buona impermeabilizzazione. Già in inverno, la pioggia ha provocato il distacco di alcuni pannelli, mentre alcune parti dell’edificio sono soggette ad allagamenti, come quella in cui ci sono i distributori automatici o l’aula 1 di Giurisprudenza.

Dopo il  crollo che si è verificato nei mesi invernali, l’Università di Torino “ci promise – spiega il Collettivo Bonomo- di trovare una soluzione al problema, ma si è poi limitata a rimpiazzare i pannelli”. Il risultato è che ancora oggi si sente il rumore della pioggia che lentamente va a infiltrarsi nel controsoffitto. Intanto, dai piani alti dell’ateneo torinese hanno “cercato di intensificare il controllo sugli studenti che scattano foto, specie per quanto riguarda le carenze specifiche delle strutture”.