bonus maturita 2013

Con l’esame di Stato ormai alle porte le questione del bonus maturità valevole per le graduatorie dei test di ammissione all’università rischia di diventare oltremodo spinosa per il neo-ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Il provvedimento, ereditato dal precedente governo, sta sollevando infatti un vespaio di polemiche e non sarà facile trovare una soluzione alle tante criticità nel poco tempo che rimane prima dell’avvio delle prove, fissato per il 19 Giugno prossimo.

Il sistema per l’assegnazione del bonus maturità è stato studiato dall’ex-ministro Francesco Profumo, con l’intento di premiare la carriera scolastica degli studenti più meritevoli, concedendo loro un punteggio aggiuntivo (dai 4 ai 10 punti) che possa aiutarli a ‘scalare’ le graduatorie per l’ammissione alle facoltà a numero chiuso. L’idea, di per sé condivisibile, rischia però di trasformarsi in un autentico pasticcio, a causa del complesso meccanismo ideato per l’attribuzione dei punti e delle evidenti disparità di valutazione che esso crea tra i diplomati dei diversi istituti scolastici, anche all’interno dello stesso comune. Le incongruenze del sistema sono subito saltate all’occhio dell’opinione pubblica, le cui proteste non si sono fatte attendere.

Il meccanismo ideato da Profumo prevede che il bonus maturità sia assegnato solo ai diplomati con votazione pari ad almeno 80 centesimi, ma esso non sarà concesso a tutti gli studenti nella stessa misura. A parità di voto, infatti, il numero di punti attribuiti a ciascuno varierà da scuola a scuola in base alla ‘media di istituto’, ovvero alla votazione media riportata dai diplomati nell’anno scolastico 2011-2012: più ci si allontanerà (verso l’alto) da questa media, più punti si otterranno.

Tale sistema, tuttavia, rischia di penalizzare fortemente ai test di ammissione all’università quanti hanno frequentato scuole nelle quali l’anno scorso si è registrato un maggior numero di voti medio-alti, rendendo in diversi casi impossibile ottenere il bonus massimo anche a fronte di una votazione pari a 100/100. A risultare ‘premiati’, invece, sarebbero i diplomati provenienti da istituti scolastici meno severi e selettivi, i quali con voti nettamente inferiori potrebbero raggiungere i 10 punti. Insomma, il bonus maturità, che nelle intenzioni doveva arginare il fenomeno del ‘100 facile’, così com’è favorirà di fatto in molti casi gli allievi delle scuole private e degli istituti nei quali il livello medio degli studenti è più basso.

Se il provvedimento non sarà rimaneggiato, alla luce delle problematiche esposte, la corsa al bonus maturità potrebbe portare a una serie di scenari futuri che vedrebbero gli istituti professionali e le scuole private di minor tradizione divenire meta degli aspiranti medici, architetti, odontoiatri e infermieri, in fuga dai licei nella speranza di raggranellare con maggiore facilità i 10 punti aggiuntivi che, soprattutto con l’entrata in vigore della graduatoria nazionale, possono rivelarsi determinanti per l’accesso alla facoltà desiderata.

D’altra parte, a voler essere più ottimisti c’è da considerare il fatto che il meccanismo dei percentili potrebbe spingere già da quest’anno molte scuole ad adottare criteri di valutazione più restrittivi e ad assegnare meno a cuor leggero votazioni che dovrebbero premiare la preparazione degli studenti più brillanti, ma che in alcuni casi vengono concesse con eccessiva facilità. In questo modo si valorizzerebbero maggiormente le eccellenze e si appianerebbe il divario esistente tra i voti dei diplomati del Nord e del Sud, che rischia di essere un handicap importante adesso che si sono mandate in pensione le graduatorie di ateneo e ai test di ammissione si concorre tutti contro tutti.

Nel frattempo, intervenendo sulla questione il ministro Carrozza si è detta determinata a semplificare la normativa, anche per evitare una pioggia di ricorsi, cosa che lascia presagire la volontà di rivedere già per quest’anno i criteri adottati per il calcolo del bonus maturità, come del resto hanno chiesto da subito le associazioni e i sindacati studenteschi. L’auspicio è che si riesca a trovare in tempi rapidi una soluzione condivisa che, fatto salvo il principio della meritocrazia, consenta a tutti di gareggiare ad armi pari ai prossimi test di ammissione all’università, già di per sé caratterizzati da un non trascurabile livello di aleatorietà.