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I docenti del Consiglio universitario nazionale (Cun) “bocciano” la bozza di regolamento ministeriale sull’abilitazione scientifica nazionale. Il provvedimento serve a disciplinare il reclutamento e quindi a sbloccare i concorsi fermi da anni in attesa della piena attuazione della riforma dell’università approvata a fine 2010. Tra i nove articoli che i docenti chiedono di modificare è di particolare rilievo la richiesta di rivedere i i criteri di valutazione delle pubblicazioni.

Per i professori che fanno parte del consiglio direttivo del Cun giudicano “irragionevole” che nella valutazione siano prese in considerazione solo le pubblicazioni prodotte dopo l’ultima nomina ricevuta dal candidato, che premierebbe chi svolge quest’attività da più tempo a scapito di chi ha meno anzianità ma può vantare una produzione scientifica di qualità più elevata. L’altra richiesta di modifica riguarda l’applicazione ai fini della valutazione degli indicatori bibliometrici, adottata non solo per valutare gli aspiranti associati e ordinari, ma anche per decidere chi può far parte delle commissioni giudicanti.

Per garantire un meccanismo di giudizio oggettivo il ministero ha puntato sugli indicatori bibliometrici internazionali, quindi per avere speranza di ottenere l’abilitazione i candidati dovranno raggiungere una valutazione superiore alla mediana ottenuta dal totale dei partecipanti al bando. Ove non fosse possibile ricorrere agli indicatori bibliometrici come parametro, il provvedimento delega l’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca, a stabilire i criteri che ritiene più adatti. Per essere commissari, invece, gli ordinari devono avere una qualificazione scientifica pari o superiore a quella dei candidati e una produzione continuativa negli ultimi cinque anni.

Alle critiche dei docenti si affiancano quelle dei ricercatori, concordi sul fatto che le previsioni del regolamento introducono “automatismi” eccessivi rispetto alla valutazione delle pubblicazioni. Altro elemento non secondario, spiegano dal Cun, è il margine di autonomia troppo ampio lasciato all’Anvur nella creazione dei parametri suppletivi nel caso in cui non si possa ricorrere agli indicatori bibliometrici. Inoltre, questa attività delegata all’Agenzia di valutazione esclude dal processo il resto della comunità scientifica.