crollano immatricolazioni universita telematiche causa crisi

Secondo i dati forniti dal portale del Ministero dell’Istruzione e dell’Università, in appena tre anni le università telematiche avrebbero perso quasi metà degli immatricolati al primo anno. Non si trovano in una situazione migliore nemmeno quelle private, a causa della crisi che sta investendo l’Italia e della perdita di appeal del titolo universitario. Perfino gli atenei statali hanno dovuto assistere al calo del numero degli iscritti, ma in questo caso è quasi fisiologico.

In particolare, per quanto riguarda le università telematiche, il crollo degli immatricolati si è rivelato assai consistente: dall’anno accademico 2009/2010 ad oggi, infatti, le matricole sono passate da 4.445 a 2.252. Si tratta di una contrazione pari a ben il 49 per cento degli iscritti. Le ragioni di questo calo sono riconducibili a molti fattori. Innanzitutto, la crisi ha prodotto un forte incremento della disoccupazione anche tra quei quarantenni e cinquantenni, che adesso non pensano più di conseguire il titolo universitario attraverso le università telematiche, bensì di trovare al più presto un nuovo impiego.

Il crollo delle iscrizioni alle università telematiche si deve, inoltre, alle loro rette non troppo economiche, che sicuramente portano gli italiani a scegliere altre strade per ottenere la laurea. Gioca molto sulla loro scelta, anche, il fatto che con il tempo il titolo universitario – una volta garanzia di lavoro – ha perso un po’ del suo valore, visto che non assicura più le opportunità di un tempo e che molti disoccupati sono, per l’appunto, giovani laureati. Insomma, gli italiani non sembrano più credere molto nelle università in generale, figuriamoci se queste presentano dei costi anche troppo elevati.

Riescono a contenere un po’ meglio i danni della crisi, invece, le università private, che nonostante le salate tasse da pagare, negli ultimi tre anni hanno visto un calo delle immatricolazioni pari ad appena l’1 per cento. Dall’altro canto, gli atenei statali – colpiti come sono dalla riforma Gelmini – hanno perso il 7 per cento degli iscritti al primo anno. Probabilmente anche perché le famiglie più agiate vanno alla ricerca per i loro figli di titoli di studio tali da garantire un futuro più roseo.