i credenti sono meno intelligenti degli atei

Secondo uno studio americano dell’Università di Rochester – intitolato “The Relation Between Intelligence and Religiosity: a Meta-Analysis and Some Proposed Explanations” e ripreso qualche giorno fa sul quotidiano inglese The Independent – esiste una correlazione tra la fede religiosa e una minore intelligenza. Secondo la ricerca, le cui conclusioni faranno sicuramente molto discutere, i credenti avrebbero un cervello meno “allenato” e sarebbero quindi meno dotati intellettualmente rispetto agli atei, perché le religioni “hanno premesse irrazionali, non fondate su basi scientifiche e non verificabili, che non attraggono chi è intelligente”.

La conclusione che i fedeli siano meno intelligenti degli atei si basa sul presupposto che per intelligenza – spiegano gli studiosi americani – s’intende “l’abilità di ragionare, risolvere problemi, pensare astrattamente, capire idee complesse, imparare velocemente e apprendere dall’esperienza”. Mentre il coinvolgimento in “alcuni (o tutti) gli aspetti della religione” vale come descrizione del credo. Premesso ciò, per lo studio statunitense, la correlazione negativa tra il quoziente intellettivo e la fede sembrerebbe iniziare fin dall’infanzia, quando i bambini che manifestano maggiore acume sono anche i primi ad allontanarsi dal credo.

Al risultato che i credenti siano mediamente meno intelligenti degli atei si è giunti, prendendo in esame un campione di 63 studi: 53 di questi rivelano, per l’appunto, la correlazione negativa tra la fede religiosa e il livello di intelligenza. In particolare, uno degli studi presi in considerazione ha seguito 1.500 bambini dotati di un quoziente intellettivo di 135, ovvero superiore alla media, a partire dal 1921. Dall’infanzia fino alla vecchiaia, tali soggetti hanno dimostrato un livello di religiosità di molto inferiore alla media, a conferma di quanto asserito dal team di studiosi dell’Università di Rochester, supervisionato dal professor Miron Zuckerman.

Quella che i credenti abbiano un quoziente intellettivo ridotto rispetto agli atei non è un’idea nuova. Già nel 2008 il professore dell’Università dell’Ulster, Richard Lynn, sosteneva che il declino delle religioni è avvenuto di pari passo con l’aumento delle facoltà intellettive, suscitando non poche polemiche. In precedenza, lo stesso Lynn aveva già fatto scalpore, asserendo che esiste una certa relazione tra l’intelligenza, la razza e il genere, esponendosi così ad accuse di pregiudizio e perfino di razzismo.