test d'ingresso

Studenti al lavoro, anche in estate, per ottenere buoni risultati ai test d’ammissione che si terranno tra non molte settimane. Ma per superare le selezioni è richiesto un grande impegno anche dal punto di vista economico: tra l’iscrizione alle prove e i corsi di preparazione, si possono arrivare a spendere fino a 4mila euro a testa. Le future matricole, infatti, di solito partecipano a più prove, ognuna con un costo che cambia da ateneo ad ateneo: per esempio, a Padova si aggira attorno ai 27 euro, a Roma Tre è di circa 25 e a Catania di 40 euro. Ma ci sono università anche più care come quelle di Bologna, Napoli, Pavia o la Luiss di Roma, quest’ultima con prezzi compresi tra i 75 e i 100 euro.

Il costo per affrontare i test d’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso, che sono 1.590 su 4.690 esistenti cioè il 33,9 per cento, lievita ancora di più rispetto a quello iniziale se si tiene pure in considerazione tutto il business che ruota attorno. Per prepararsi, infatti, occorre comprare specifici manuali che possono arrivare a costare fino a 115 euro, per non parlare poi dei corsi che si frequentano nel periodo prima della prova: si passa da quelli di pochi giorni (400 euro) a quelli più lunghi, che durano qualche mese o che prevedono soggiorni vacanza con sessioni di studio. In questo caso si può arrivare ad oltre 4mila euro.

 

Contro i costi che gli studenti si trovano a dover sostenere per riuscire ad accedere all’università, si schiera da sempre l’Unione degli universitari: “Lo sbarramento con i test di ingresso universitari sta sempre più diventando un vero e proprio ostacolo sociale per l’accesso alla massima istruzione – spiega il presidente dell’Udu, Michele Orezzi – e invece di abbattere le barriere costruiamo ostacoli sempre più alti”. Non tutti la pensano così, come il rettore della Sapienza di Roma, Luigi Frati: “Se – dice – siamo in Europa, dobbiamo rimanerci: se ci sono le quote latte, ci sono anche le quote medici, dobbiamo essere pragmatici”.

Sia per quanto riguarda la laurea triennale sia quella magistrale, sono ormai un terzo i corsi a numero chiuso o programmato, cui si può accedere solo dopo il superamento di una prova. Oltre 708 sono quelli in Medicina, Veterinaria e Architettura, a questi poi se ne aggiungono altri 882, scelti liberamente dalle varie università per garantire una preparazione adeguata agli studenti. Si tratta di un fenomeno in crescita, con alcuni atenei che hanno ormai tutti i corsi ad accesso limitato: è l’esempio di Palermo e Catania.