Auto incendiata corteo indignati

Auto incendiate e vetrine in frantumi ad opera di alcuni gruppi a volto coperto hanno caratterizzato l’avvio del corteo romano degli indignati. Ma la maggioranza dei manifestanti ha condannato le violenze isolando i facinorosi. A decine di migliaia hanno invaso oggi la Capitale nella giornata internazionale della rabbia. Come in altre 950 città di 85 nazioni va in scena la manifestazione convocata in tutto il globo per protestare contro la crisi finanziaria e la gestione delle sue conseguenze.

Il corteo è partito alle 14 da una piazza della Repubblica gremita e subito si sono registrati i primi incidenti ad opera di sparuti gruppi di manifestanti a volto coperto. In via Cavour una persona raggiunta da una bottiglia è rimasta ferita, le vetrine di un supermercato sono state frantumate e sono stati poi rubati dei prodotti in vendita. Anche altri negozi sono stati danneggiati e alcune auto sono state bruciate. L’incendio è stato poi domati dai vigili del fuoco, salutati con cori di sostegno dalla maggiorana dei manifestanti che sfila pacificamente.

Altri giovani hanno preso di mira un albergo che esponeva al suo esterno le bandiere dell’Italia e dell’Europa: i vessilli sono stati tagliati e dati alle fiamme e gli autori dell’azione hanno lanciato volantini con la scritta “è arrivata la vendetta”. Occupata simbolicamente da un gruppo di manifestanti giunti in via dei Fori Imperiali la Basilica di Massenzio.

“Purtroppo sappiamo che voi giornalisti racconterete quello che fanno questi quattro violenti, ma noi siamo pacifici e pacifisti e rivendichiamo il diritto di protestare ed esporre le nostre idee in piazza senza essere assimilati a chi incendia le auto”. La manifestazione era cominciata con una risposta corale al governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che presto sarà a capo della Bce. In mattinata Draghi aveva dichiarato che gli indignati mobilitati in tutto il mondo hanno ragione. “E allora ritiri la lettera al governo” con cui assieme a Trichet chiedeva misure drastiche per “ristabilire la fiducia degli investitori” nel mercato italiano.