proteste per corsi di laurea in inglese anche in francia

Presto potrebbe arrivare il via libera per i corsi di laurea interamente in lingua inglese anche in Francia.  Il ministro dell’Istruzione superiore e della Ricerca, Geneviève Fioraso, ha infatti proposto di modificare la legge Toubon del 1994 che vieta l’uso di lingue diverse dal francese nelle istituzioni scolastiche e negli atenei finanziati dallo Stato, nelle pubblicazioni governative, nei contratti, nei luoghi di lavoro, nelle contrattazioni commerciali e nella pubblicità. Il progetto del ministro ha scatenato subito le reazioni di protesta di scrittori e membri dell’Académie française.

In particolare, gli intellettuali temono il dilagare in Francia dei corsi di laurea in inglese che, visti i vantaggi che questa lingua garantisce a livello lavorativo e di ricerca, sarebbero nettamente preferiti dagli studenti. Ma va detto che molte università già offrono questo tipo di percorsi di studio, sebbene ciò non sia legale. Inoltre, la legge Toubon ammette anche delle eccezioni, escludendo dall’obbligo di usare esclusivamente la lingua francese tutti gli istituti “a carattere internazionale” o che abbiano un certo numero di iscritti e docenti provenienti da altri Paesi.

Nelle intenzioni del ministro, dunque, il progetto di legge sarebbe solo un modo per semplificare la situazione, vendendo anche incontro alle esigenze degli studenti anglofoni che, fa sapere la Fioraso, in Francia sono il 12 per cento del totale e si punta ad arrivare al 15 per cento entro la fine del prossimo quinquennio. I corsi di laurea in inglese servirebbero quindi anche ad aumentare l’attrattiva degli atenei transalpini nei confronti degli studenti migliori provenienti da Paesi come l’India e la Cina.

Nonostante le proteste che ciò ha sempre suscitato, già l’80 per cento dei corsi delle scuole di Ingegneria e il 30 per cento di quelli delle scuole di Commercio sono interamente impartiti nella lingua di Shakespeare, proprio per cercare di porre rimedio alle difficoltà linguistiche, che riducono l’afflusso degli stranieri e che limiterebbero la presenza di docenti non francofoni, con gravi danni per la qualità dell’offerta didattica.

Tuttavia, alcuni intellettuali e accademici non ci stanno e hanno subito manifestato la loro protesta nei confronti della scelta del ministro. Olivier Rolin, autore di Port Sudan, ad esempio, ha detto che non c’è motivo per cui le università in Francia dovrebbero convertirsi all’uso dell’inglese: “L’argomentazione secondo la quale questi corsi permetterebbero di attirare gli studenti migliori desiderosi di seguire un corso in inglese è assurda. Essi continueranno a preferire di andare negli Stati Uniti, in Gran Bretagna o in Canada”. I detrattori del progetto temono in particolare che l’unico effetto di questa riforma sarebbe quello di accrescere “l’influenza dell’inglese nell’insegnamento superiore del nostro Paese”.