Seoul University

Le proteste degli studenti coreani per ottenere una riduzione generalizzata delle rette hanno centrato l’obiettivo. Il Grand national party, patito di maggioranza, è tornato sui suoi passi annunciando un taglio delle tasse del 30 per cento al 2014, proprio per evitare le conseguenze delle contestazione crescente. Già per il 2012 l’esecutivo della Corea del Sud prevede di individuare nel bilancio dello Stato una cifra corrispondente a 1,8 miliardi di dollari per poter effettuare un taglio del 15 per cento. La decurtazione sarà poi via via ampliata nel 2013 e nel 2014 fino ad arrivare appunto al -30 rispetto ai livelli attuali.

Dietro l’iniziativa governativa c’è anche l’intento di rintuzzare le promesse fatte dall’opposizione, che ha garantito ai giovani l’intento di dimezzare la tassazione universitaria, di emanare misure di sostegno per gli studenti a basso reddito e di abrogare la norma voluta dalla maggioranza che affida a fondazioni private la gestione degli istituti di istruzione superiore del Paese. Che l’annuncio del governo sia servito innanzitutto a sopire le proteste si evince dal fatto che il ministro delle Finanze sud-coreano ha riconosciuto che ancora non c’è un accordo in tal senso tra le forze di governo, mentre il presidente Lee Myung Bak ha annunciato che proprio con l’obiettivo di discutere di questi temi incontrerà il leader dell’opposizione Sohn Hak-kyu.

Alle manifestazioni studentesche che ormai sono fuoriuscite dai campus coinvolgendo decine di sigle della società civile e non solo a Seoul, si va d’altro canto affiancando un numero crescente di casi di insolvenza da parte di studenti che avevano ricevuto dei prestiti per affrontare gli studi. La scorsa settimana il ministro dell’Istruzione Lee Ju-ho, riferendosi alla promessa elettorale di dimezzare le rette, ha dichiarato: “Piuttosto che tagliare le tasse universitarie della metà stiamo rivedendo il modo di ridurre l’onere per gli studenti attraverso borse di studio e altri aiuti finanziari”. Insomma, se tutti o quasi ora concordano sulla necessità di una riduzione delle rette, non c’è condivisione sulle modalità con cui tale riduzione andrebbe applicata.

Eppure la situazione generale del sistema universitario evidenzia la necessità di interventi urgenti. Un’università privata costa circa 8.000 dollari statunitensi, mentre il reddito medio in Corea del Sud è a malapena doppio. I costi medi degli studi universitari sono quasi raddoppiati negli ultimi 10 anni, raggiungendo il terzo posto in classifica tra i paesi industrializzati dell’Ocse. E per di più ancora troppo poco di fa per il diritto allo studio. Il ministero dell’Istruzione ha riconosciuto che le borse di studio del governo rappresentato il 4,4 per cento del totale dei costi dell’istruzione pubblica rispetto alla media Ocse del 11,4, e i prestiti agli studenti rappresentano il 5,7 per cento delle spese complessiva,contro una media Ocse del 8,8. Sempre l’Ocse colloca poi in coda alla classifica gli atenei coreani per la qualità degli ambienti di educazione universitaria, suggerendo in pratica che gli studenti ottengono poco in cambio di spese esorbitanti.