commenti cattivi su internet alterano comprensione notizia

Usare parole “forti” o cattive nei commenti ad una notizia riportata su Internet, oltre a non essere in linea con la netiquette, inibisce la comprensione del fatto al quale si fa riferimento. Ad affermarlo è uno studio, pubblicato sul Journal of Computer-Mediated Communication, condotto da due insegnanti di Comunicazione dell’Università di Madison (Wisconsin, USA), Dominique Brosard e Deitram Scheufel.

I due docenti hanno effettuato un test che ha coinvolto due gruppi di individui, per un totale di circa 1.200 persone. I volontari sono stati invitati a leggere una notizia postata su un finto blog. L’argomento? “Nano silver”, una nuova nanotecnologia basata su particelle minuscole di argento, efficacissime come antibatterico ma potenzialmente non innocue per esempio per la contaminazione delle acque. A metà dei partecipanti sono stati mostrati commenti accettabili ed educati, all’altra metà commenti molto duri, cattivi e perfino incivili. Col risultato che non solo l’atteggiamento di questi ultimi è stato condizionato, ma perfino la comprensione della notizia esposta è stata alterata.

Il problema non è nuovo per Internet, fanno notare i due professori, ed è per questo che alcuni blog e siti famosi non offrono la possibilità di inserire commenti o li filtrano sottoponendoli a un’approvazione preventiva prima di pubblicarli. E a dir la verità il rapporto tra mezzo, “tono” e messaggio è argomento ben noto e discusso fin da prima dell’avvento del web. Certo è che in un mondo tanto condizionato dai mass media quale è quello attuale non mancano le casse di risonanza a parole o atteggiamenti non propriamente signorili. Alcuni studiosi e psicologi suggeriscono la censura a comportamenti – e in questo caso a commenti – troppo “cattivi”, in nome dell’ordine sociale e della salute mentale, a maggior ragione in tempi di crisi come quelli attuali, che di per sé mettono già a dura prova la tenuta sociale ed economica a causa del clima generale di rabbia e incertezza.

Certo è che l’anonimato e l’interazione in assenza e per iscritto favoriscono la durezza, ma allo stesso tempo sono alla base delle dinamiche del web 2.0. Che la soluzione di tutto sia ricordarsi di mantenere la calma? Google (col suo motto non ufficiale) insegna: don’t be evil.