le coltivazioni di olio e vino si estenderanno verso latitudini maggiori

La vegetazione mediterranea è destinata a scomparire. A causa dei cambiamenti climatici, in particolare della riduzione delle piogge e dell’incremento delle temperature, dal 2020 le coltivazioni di olio e vino si estenderanno sempre più verso latitudini maggiori. Lo rivelano alcuni studi condotti dal Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università di Firenze, con la collaborazione dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Per giungere a tale conclusione, i ricercatori – che hanno pubblicato di recente gli esiti del loro lavoro su due importanti riviste scientifiche del settore, ovvero Climatic Change e Global Ecology And Biogeography – sono avvalsi dell’uso della modellistica climatologica e colturale, in modo da delineare le possibili variazioni di superfici coltivabili sia per l’olio sia per il vino. Si è scoperto così che questo tipo di coltivazioni sono destinate a espandersi verso latitudini maggiori, perché per il futuro si stima un clima più caldo e più secco di quello attuale. Ciò influenzerebbe sensibilmente le nostre produzioni, con scenari difficilmente immaginabili, anche per le nostre abitudini alimentari.

In particolare, secondo gli studiosi, in Nord Africa, Medio Oriente e Spagna le superfici attualmente destinate alle coltivazioni di olio intorno al 2020 risulterebbero per la prima volta inadatte, proprio per la mancanza d’acqua e l’innalzamento delle temperature, mentre si creerebbero delle condizioni ottimali nelle zone settentrionali del Portogallo e della Spagna, oltre che nelle regioni atlantiche della Francia. Si tratterebbe, però, di superfici meno estese di quelle attuali. Lo spostamento verso latitudini maggiori (o quote più alte) riguarderebbe anche le coltivazioni viticole, e – in base a delle previsioni nel medio-lungo periodo (2050-2080) – si stima che la produzione di vino in Italia in futuro potrebbe subire forti riduzioni.

“La comprensione degli effetti che i cambiamenti climatici potranno avere sulla viticoltura e olivicoltura – spiega Marco Bindi, al capo del gruppo di ricerca dell’Università di Firenze – è alquanto complessa e, pur senza allarmismi, richiede ulteriori studi e approfondimenti”. Ma lo studio del fenomeno non basta: per preservare le colture tipiche del Mediterraneo, sottolinea il ricercatore, “è necessaria poi un’attenta valutazione perché continui a esserci un equilibrio stabile tra il clima e le aree che sono storicamente caratterizzate da queste colture”.