classifica times world reputation rankings 2014

Ancora cattive notizie per l’Italia: nessun ateneo nostrano compare nella prestigiosa classifica World Reputation Rankings 2014 di Times Higher Education, la graduatoria delle 100 università più rinomate del mondo. A dominare sono, ancora una volta, USA e Gran Bretagna, che monopolizzano la top ten.

La classifica Times Higher Education è indipendente dalle valutazioni di didattica e ricerca: la graduatoria si basa sulle opinioni dei più autorevoli esponenti del mondo accademico a livello internazionale. Per stilarla ne sono state raccolte più di 10mila in 133 Paesi. A ciascun intervistato è stato chiesto di indicare le 15 migliori università nei vari campi di studio, dalle discipline umanistiche a quelle sanitarie, passando per quelle tecnico-scientifiche. Il risultato è un elenco dei 100 atenei con la migliore reputazione, in cui non compare nemmeno un’istituzione italiana.

A primeggiare nella classifica Times Higher Education 2014 sono gli USA, che occupano tutti e tre i gradini del podio. Harvard si conferma la migliore università del mondo, precedendo il Mit di Boston e la Stanford University. Si devono accontentare, invece, della quarta e della quinta posizione le università inglesi di Cambridge e Oxford, dietro le quali si piazzano nell’ordine Berkeley, Princeton, Yale, California Institute of Technology e Ucla. Appena fuori dalla top ten c’è l’Università di Tokyo, che scivola all’11esimo posto.

Se l’Italia è del tutto assente nella classifica Times Higher Education 2014, le cose non vanno meglio nel resto d’Europa. Con l’eccezione dei due atenei britannici che hanno conquistato un posto tra i primi dieci, in classifica compaiono solo altre due università del Vecchio continente: la Humbdolt-Universitat di Berlino 71esima e la Sorbona di Parigi, che si ferma all’80esima posizione.

Un fatto che possa rendere il boccone meno amaro per l’Italia e l’Europa, però, c’è. La distribuzione geografica degli accademici coinvolti nelle rilevazioni su cui è basata la classifica Times Higher Education 2014, infatti, è tutt’altro che omogenea. Il 25 per cento degli intervistati è attivo in una realtà del Nord America, il 19 per cento dell’Europa occidentale, compresa la Gran Bretagna, il 13 per cento dell’Asia. Soltanto il 5 per cento, invece, lavora in Europa del Sud.

Questi dati da una parte potrebbero sembrare un alibi per le scarse performance delle università italiane ed europee, ma segnalano anche l’incapacità di certe realtà di attrarre i migliori accademici. L’internazionalizzazione e l’attrattività dei nostri atenei, temi sui quali molto si è dibattuto, restano ancora centrali per il rilancio della competitività del sistema universitario italiano.