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Le premesse non erano buone, ma nonostante il Cile stia vivendo in questi mesi una delle più forti mobilitazioni studentesche, nessuno si sarebbe aspettato il bilancio dell’ultima grande protesta di venerdì scorso.

Un’azione repressiva che si è tradotta nell’arresto di ben 900 persone e in decine di feriti, con cariche della polizia, lacrimogeni e barricate sia nella capitale Santiago che nelle principali città del Paese sudamericano. Nel centro nevralgico di santiago, plaza Italia, gli studenti hanno innalzato “muri” di pneumatici e spazzatura, bloccati poi dalle forze dell’ordine.

Guida politica e carismatica del movimento, è sempre lei, la giovane “eroina” del mondo universitario che sta facendo parlare di sé in tutto il mondo, Camila Vallejo Dowlinge, studentessa di Geografia 23enne a capo dell’associazione studentesca Fech.

“Amici – scrive stamattina nel suo profilo Facebook seguito da più di 20 mila persone – grazie per l’appoggio, ma non dobbiamo cadere nel gioco sporco della destra e lasciarci giudicare come “intolleranti”. La violenza è la loro, le nostre sono proposte giuste, degne ed oneste, andiamo avanti!”.

Quello proposto da Camila e dagli altri studenti è un vero e proprio manifesto per il cambiamento degli studenti cileni, che prevede costi sostenibili dalle famiglie sempre più indebitate per assicurare ai figli una istruzione universitaria, e un maggiore investimento per l’istruzione, che oggi in Cile non supera lo 0.8% delle risorse, un segno di grave miopia politica in un paese dal tasso di crescita del Pil invidiabile.

Repressione e scarse concessioni da parte del governo riaprono intanto la partita del ranking, ovvero della valutazione che i cileni danno del presidente Pinera da una parte e della giovane Camila dall’altra. I sondaggi riportano infatti come l’81% della popolazione sia dalla parte della giovane leader studentesca, mentre la popolarità di Pinera è discesa libera, dal momento che negli ultimi mesi è passata dal 71 al 26 per cento.